Zona industriale: rigenerazione e sviluppo
[di Carmine Landi]

Una data storica. Il 30 ottobre 2025 è arrivato il primo via libera al nuovo Piano di assetto consortile dell’agglomerato industriale di Battipaglia. Dopo un iter tecnico e politico atteso per decenni, il Consiglio generale del Consorzio Asi di Salerno, presieduto dal battipagliese Antonio Visconti, ha adottato il documento che ridisegna la mappa produttiva della città. Una pianificazione che mette ordine tra vincoli, viabilità, lotti industriali e regole edilizie, aprendo una fase nuova per l’area industriale più estesa a sud di Salerno. Il Piano nasce da un lavoro congiunto tra Asi e Comune di Battipaglia. In cabina di regia l’architetto Davide Pelosio, responsabile del procedimento, e l’ingegnere Paolo Farnetano, che ne ha curato la fase preliminare. La pianificazione è stata coordinata dall’architetto Giovanni Infante, con il supporto del gruppo di co-pianificazione diretto dall’ingegnere Carmine Salerno, dirigente del Settore Tecnico e Urbanistico del nostro Comune.
Il percorso amministrativo ha radici lontane. Nel 2020, il Comune approvò due delibere di giunta – la 111 e la 112 – chiedendo lo stralcio di circa 82 ettari dal perimetro Asi, per riportarli sotto la disciplina comunale, e l’allineamento delle norme tecniche a quelle della zona D2 del piano regolatore. Un anno dopo, nel 2021, un protocollo d’intesa fissò gli obiettivi condivisi: rigenerazione delle aree dismesse, riconversione industriale, potenziamento delle reti, nuovi servizi alle imprese e la trasformazione dell’agglomerato in Area produttiva ecologicamente attrezzata (Apea). Il nuovo Piano recepisce quelle linee e le amplia. Blocca gli impianti di trattamento rifiuti odorigeni su tutto il territorio di Battipaglia e per una fascia di 200 metri nei comuni limitrofi; separa le aree industriali da quelle logistiche e di servizio; riorganizza la mobilità interna con un sistema di viabilità, parcheggi e aree verdi pensato per alleggerire il traffico urbano. Le Norme tecniche di attuazione introducono una gestione più flessibile dei lotti: i frazionamenti, prima subordinati a varianti, saranno ammessi con permesso di costruire convenzionato, purché ogni intervento garantisca accesso autonomo e partecipazione agli standard. Nasce il principio degli standard indotti: chi realizza ampliamenti o trasformazioni dovrà restituire quote di verde, parcheggi o servizi, o versarne l’equivalente monetario. La pianificazione è organizzata su dieci anni, con due Piani integrati unitari (PIU) e sei Programmi operativi consortili (POC). Il primo PIU riguarda la rigenerazione dell’area di contatto con la città; il secondo, la riqualificazione della rete interna, con nuove strade, marciapiedi, piste ciclabili, illuminazione a energia rinnovabile e una rete idrica duale per il riuso delle acque. Gli ambiti tematici di trasformazione (ATi e ATsu) delineano le opere future:
- ATi_1 e ATi_2, con nuova viabilità, parcheggi permeabili e un hub logistico multilivello, protetto da fasce verdi verso via Bosco e viale Brodolini;
- ATsu_1, un parco attrezzato e un collegamento ciclopedonale tra via Donizetti e viale Brodolini;
- ATsu_2, la rinascita della Torre di Raj come centro servizi consortile con uffici e sale convegni;
- ATsu_3, il corridoio di via Bosco II-SP195, con parcheggi per mezzi pesanti, colonnine di ricarica, aree di sosta, officine e impianti fotovoltaici d’ambito.
Il bilancio urbanistico fotografa un fabbisogno di 653.000 metri quadrati di standard, contro i 191.000 -esistenti: un deficit di 461.000 metri quadrati. Con i nuovi interventi ne vengono coperti 145.000, mentre i restanti 316.000 dovranno provenire dagli standard indotti dei futuri operatori. Il Piano impone criteri ambientali cogenti: recupero delle acque meteoriche, drenaggio sostenibile, risparmio idrico, fotovoltaico consortile e monitoraggio delle emissioni. Ogni trasformazione dovrà rispettare il ciclo chiuso di energia e materia, con obbligo di compensazioni ecologiche. La strategia complessiva è chiara: non espandere, ma rigenerare. Le aree libere si saturano, le dismesse si riqualificano, la viabilità si integra al tessuto urbano. Con questa adozione, l’Asi passa alla fase operativa, che guiderà lo sviluppo industriale battipagliese per il prossimo decennio. Dal dì dell’adozione, che implica comunque lo start delle clausole di salvaguardia, ci sono 60 giorni di tempo per le osservazioni, alla maniera d’un Puc (come quello che a Battipaglia è ancora un miraggio), per poi passare all’approvazione definitiva.
8 novembre 2025 – © riproduzione riservata





