Scegliere
[di Daniela Landi – psicologa]
Sin dall’antichità numerosi filosofi si sono interrogati su come l’essere umano effettui le proprie scelte. Aristotele concepiva la scelta come capacità di trovare il giusto mezzo tra estremi. Per Kierkegaard significa impegnarsi e assumere la responsabilità della propria esistenza. Kant, con l’imperativo categorico, richiede di valutare la moralità delle nostre azioni basandoci sulla loro coerenza e sulla loro applicabilità universale. Per Sartre ogni scelta è libera e gravosa in quanto ci definisce. Ogni prospettiva filosofica restituisce un concetto di scelta come atto costitutivo del sé, dove il processo decisionale chiama in causa razionalità, libertà, responsabilità e i vincoli della nostra persona.
Per la psicologia scegliere è un processo complesso in cui si intrecciano dimensione emotiva, razionale e del contesto. La psicologia analitica di Jung colloca la scelta all’interno del processo di individuazione, attraverso l’integrazione del Sé in un dialogo tra conscio e inconscio, dove sogni, simboli e sincronicità offrono indicazioni che la sola razionalità non può cogliere. Anche per la psicologia umanistica, che pone l’attenzione sull’autorealizzazione, le scelte dovrebbero essere congruenti con il Sé autentico, non con quello imposto da condizioni esterne. La scelta implicherebbe quindi l’ascolto della propria totalità psichica, integrando razionale e irrazionale, conscio e inconscio, bisogni personali e spinta verso il significato, diventando parte di un processo trasformativo che coinvolge l’intera persona e la costruzione dell’identità. Ma come riuscirci concretamente?

Daniel Kahneman, psicologo e premio Nobel per l’Economia, ha dimostrato come le nostre decisioni siano influenzate da molteplici fattori cognitivi, rivelando i limiti sia della razionalità filosofica sia dell’ascolto del sé psicologico. Nel suo libro Pensieri lenti e veloci, Kahneman descrive il funzionamento della mente umana come risultato di due parti definite Sistema 1 e Sistema 2. Il Sistema 1 è veloce e intuitivo, si basa su euristiche, scorciatoie mentali che semplificano informazioni ed eventi per risparmiare tempo ed energia. Tuttavia, queste scorciatoie producono bias cognitivi, distorsioni del giudizio che inducono a scegliere sulla base di conferme o ancoraggi a informazioni già possedute, che potrebbero essere erronee a causa di pregiudizi e stereotipi.
Il Sistema 2 è analitico e razionale, si attiva per compiere calcoli, confronti ponderati e pianificazioni, richiedendo quindi sforzo, attenzione, tempo ed energia. Il Sistema 2 non può operare in multitasking e, poiché richiede un impegno, spesso risulta pigro e lascia operare il Sistema 1, più semplice e immediato.
Per scegliere efficacemente appare necessario integrare diverse modalità: esplorare il proprio inconscio, riconoscere i propri bisogni autentici, compiere lo sforzo di attivare il Sistema 2, per evitare di incorrere in bias cognitivi, e lasciarsi ispirare dalla riflessione filosofica per avere una prospettiva etica e di senso.
Nella foto: Daniel Kahneman
28 febbraio 2026 – © riproduzione riservata





