Le pasticelle di Battipaglia

[di Maria Pia D’Andrea]

Le pasticelle non sono soltanto dolci, sono un timbro rotondo che imprime Battipaglia nella memoria, come un sigillo che porta con sé la nostra Castelluccia. La loro forma non è casuale: i bordi ricamati sono merletti, delicati e pazienti, che parlano la stessa lingua dei merli della Castelluccia, scolpiti nella pietra e pronti a vegliare sul tempo. È come se ogni pasticella fosse un piccolo castello da gustare, un ponte tra la cucina e l’architettura, tra la festa e la storia.  

La mia mamma, che oggi non c’è più, le preparava con arte e amore. In ogni gesto c’era la cura di chi sa che non sta solo cucinando, ma sta tramandando un’identità. Ogni pasticella diventava così un sigillo di famiglia, un’impronta che univa la casa alla città, il ricordo personale alla memoria collettiva.  

Molti hanno provato a riprodurle, ma ciò che nasce qui rimane unico, le copie non hanno la stessa anima, perché ogni morso delle nostre pasticelle porta con sé il profumo delle castagne di Acerno, il gusto intenso del cioccolato delle migliori drogherie, e la nota calda del caffè macinato fresco delle torrefazioni battipagliesi. 

A questi sapori si aggiunge il ripieno profumato, che sprigiona aromi di festa e di intimità, e il velo dorato del miele ricercato nella nostra Costiera Cilentana, che le ricopre come luce preziosa, rendendole ancora più armoniose e regali. Sono aromi che non si inventano: sono radici, sono Battipaglia che si racconta attraverso i sensi.  

Eppure non svelo tutto: perché ogni famiglia battipagliese custodisce la propria ricetta segreta, un intreccio di odori e sapori che diventa ricordo, emozione, impronta nella mente. È questo mistero che rende le pasticelle uniche: nessuna è mai uguale all’altra, e tutte insieme compongono il mosaico della nostra comunità.  

Così, ogni volta che una pasticella viene portata in tavola, non si offre soltanto un dolce, si offre un racconto, un frammento di identità, un ponte tra passato e presente. È un invito a ricordare che la bellezza non è mai lontana, ma nascosta nei dettagli: nei merletti di un bordo, nei merli di una torre, nel gusto che ci unisce e ci fa sentire parte di qualcosa di più grande.

[L’illustrazione è di M. P. D’Andrea]

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