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Le operette morali

di Francesco Bonito
27 Marzo 2026
in Articoli

[di Francesco Bonito]

Nello scorso numero abbiamo riferito lo stato dell’arte delle opere pubbliche, le realizzate e le erigende, riconoscendo l’innegabile impatto che esse avranno nei prossimi anni sulla vivibilità di alcuni quartieri. Sull’argomento l’opinione pubblica cittadina è divisa. Semplificando sono due le letture, alcuni dicono: “Dopo 30 anni si fanno grandi opere grazie alla capacità del governo Francese di intercettare i finanziamenti per interventi utili, ben progettati e realizzati”; altri ribattono: “I soldi sono arrivati qui come in altri comuni, si è optato per opere non indispensabili, costruite male e spesso con grave ritardo”. Avrete sentito entrambe le versioni, giudicate quale sia la più somigliante alla realtà. Era doveroso ricordarlo, per ribadire che sul fronte delle grandi opere nell’ultimo decennio s’è fatto tanto: promesse, gare, cantieri, demolizioni, inaugurazioni. Tanti soldi ricevuti, tantissimi spesi. È un risultato che va riconosciuto alla sindaca Cecilia Francese e alla sua squadra. Si poteva fare meglio? Forse sì. Ma anche peggio.

Ma un piccolo giornale locale non può limitarsi a elencare quello che si è fatto e quello che si farà; deve compiere un’analisi attenta dell’attività amministrativa, informare correttamente i lettori e stimolare la classe politica a far sempre meglio. Un ruolo che ci è stato riconosciuto pubblicamente più volte, come nella ricorrenza del nostro ventennale o in occasione della presentazione del libro “Diario civico”, quando politici e amministratori (in primis la sindaca Francese che ringraziamo ancora per i complimenti) hanno mostrato di apprezzare la nostra azione, usando in più occasioni la parola “pungolo” per descrivere il ruolo svolto da Nero su Bianco. Ringraziamo e, incoraggiati, continuiamo a pungolare. 

Questa volta non sulle grandi opere, però. Vogliamo accendere i riflettori, invece, su quelle opere piccole, senza bandi milionari e centinaia di metri cubi di calcestruzzo, ma non per questo meno importanti per la comunità. Quelle che, a pensarci bene, sono piccole ma richiedono un grande impegno; per brevità le chiamerei operette morali, così qualcuno apprezzerà anche la citazione. Le suddette, nel nostro caso, sono quelle azioni che prevedono che ci si prenda cura di qualcosa o di qualcuno, con costanza, dedizione e amore. Per la città e per i cittadini. Una cura che a Battipaglia è mancata in troppe occasioni e che forse è il reale motivo dell’incomprensibile – agli occhi degli amministratori – malcontento che serpeggia un po’ ovunque, tranne negli uffici di piazza Aldo Moro. Operette morali, si diceva, vera sostanza del “governo” di una comunità: non imponenti interventi da milioni di euro, ma azioni quotidiane che testimoniano la cura con cui si affrontano e risolvono i problemi. Come la manutenzione dei beni pubblici, quelli che sono di tutti i battipagliesi. Lo abbiamo ricordato di recente a proposito dell’ex scuola De Amicis, deturpata da scritte e sgorbi che potrebbero essere cancellati con qualche chilo di vernice e un po’ di amorevole cura; lo scriviamo invano, purtroppo, da tre anni. 

Un’altra operetta morale sarebbe ripristinare la rete di recinzione e le due porte del campetto sportivo all’interno della bellissima villa comunale di Taverna delle Rose. Lì, grazie alla cura di alcuni battipagliesi, c’è un roseto favoloso (andatelo a vedere); sempre lì, grazie alla mancanza di cura pubblica, da un paio d’anni è scomparso il campo di calcetto (guardate la foto), oasi di spensieratezza per i bambini del quartiere. 

I luoghi che meriterebbero maggior cura sono tanti e sotto gli occhi di tutti. Solo i distratti non li vedono. Quando però le carenze vengono segnalate e non si pone rimedio, dalla distrazione si passa alla consapevole inadempienza. Amministrare significa avere cura della città e della comunità. Poi tutto il resto. Sono stati trovati e spesi oltre 100 milioni di euro in grandi opere; non dovrebbe essere difficile trovarne diecimila, forse anche meno, per compiere qualche operetta morale. 

28 marzo 2026 – © riproduzione riservata

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