[di Francesco Bonito]
È di queste ore la pubblicazione sui social di un videomessaggio della nostra sindaca che denuncia due casi di vandalismo. Il primo, meno grave, è il lancio di una sedia di plastica nella fontana di via Italia, “impresa” di un gruppo di ragazzine (riprese dalle telecamere comunali); un gesto senza senso, una bravata che indica carenza di educazione civica. Il secondo, più grave, è il danneggiamento di una area giochi, ancor prima della sua apertura al pubblico. Cecilia Francese è apparsa turbata e demoralizzata.
Episodi di questo genere sono diventati ormai frequenti, ovunque. Serve a poco scagliarsi contro “nemici” di comodo. Serve ancor meno prendersela con i giovani tout court, compiendo una generalizzazione tanto scorretta quanto dannosa. Come contrastare questo dilagante “analfabetismo civico”? Un problema enorme che non riguarda solo Battipaglia, da affrontare con determinazione. Vanno studiate le cause, promosse azioni efficaci, impegnando le migliori menti e le necessarie risorse finanziarie, con interventi di natura pedagogica, culturale e sociale, non solo repressivi.
Da tempo mi chiedo cosa si potrebbe fare, senza trovare risposte convincenti. Tranne una. Provare a dare delle alternative ai ragazzi, offrire altre opzioni al loro menù esperienziale quotidiano. Noi adulti siamo responsabili di averli isolati con scelte di comodo: smartphone e videogiochi ad libitum fin da piccoli, atteggiamento iperprotettivo che spesso impedisce ai figli di sviluppare la consapevolezza del proprio agire; carenza o assenza di dialogo. Tutto questo in un mondo dei “grandi” dove il bullismo assurge a modalità tollerata se non ammirata (cos’è il presidente USA se non un perfetto esemplare di bullo?). Inoltre, purtroppo, noi adulti siamo i primi a praticare la sopraffazione verbale, l’attacco personale, la chiusura al dialogo; basta seguire un talk show televisivo o una seduta del Consiglio comunale per avere conferma di quel che dico.
Tornando ai due episodi di vandalismo avvenuti in città, comprendo lo sfogo della sindaca e l’apprezzo, a patto che sia la premessa a interventi efficaci, nella giusta direzione. Perché se qualcuno danneggia un bene pubblico e vede che il suo danno resta lì, in bella vista, e non viene tempestivamente riparato o cancellato, che insegnamento potrà ricavarne? Penserà: si può fare, non è grave per me né per gli altri.
Tempo fa, sempre da queste colonne, invitai con garbo ad approfondire la “teoria delle finestre rotte”; questa volta condivido anche il link, per chi avesse voglia di saperne di più: https://it.wikipedia.org/
wiki/Teoria_delle_finestre_rotte. Non è certo l’intervento risolutivo, riparare non basta, ma è un segnale chiaro e autorevole sia per i cittadini virtuosi, sia per i cialtroni: si motivano e rassicurano i primi, e si scoraggiano i secondi. Un primo passo indispensabile per far rispettare le regole di una comunità e rinsaldare il “patto sociale” con i cittadini.
In basso ripubblichiamo due foto, due promemoria. Due opportunità per rimarcare la differenza tra chi danneggia un bene di tutti e chi si occupa di riparare i danni e garantire il decoro cittadino. Solo dopo aver dato tutti – cittadini e amministratori – il buon esempio, si potranno impartire lezioni di educazione civica a chi sbaglia.
18 aprile 2026 – © riproduzione riservata






