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La sopravvissuta

di Simona Otranto
13 Febbraio 2026
in Articoli

[di Simona Otranto]

Siamo in via Salgari, precisamente nella piazzetta laterale alle scuole De Amicis, di fronte l’ingresso principale dell’ufficio postale. Udite! Udite! Quella che descriviamo oggi ha radici ma non è un albero: è una palma, una palma delle Canarie. Una delle poche sopravvissute all’epidemia che ha sterminato migliaia di palme in Italia e in tutto il Mediterraneo. Ricordo che all’epoca, durante i primi studi di botanica di base, lo scoprire che una palma non è un albero mi lasciò molto sorpresa. Infatti, un albero ha un tronco che con il tempo diventa sempre più spesso, si ramifica e sostiene rami e foglie distribuiti lungo la chioma. In gergo più tecnico si dice che ha un accrescimento primario e un accrescimento secondario. Si sviluppa, quindi, sia in altezza sia in larghezza, anno dopo anno, originando i classici anelli che ci danno indicazione sull’età della pianta. La palma, invece, cresce quasi solo in altezza. Ha un unico fusto che non si ramifica e non si ispessisce molto col tempo, e tutte le foglie nascono in cima. Quello che vediamo come “tronco” è più una colonna di sostegno che un vero fusto legnoso come quello degli alberi. Le palme crescono allungandosi verso l’alto e mantenendo sempre la stessa forma. 

La strage delle palme in Italia è stata causata dal punteruolo rosso, un insetto originario dell’Asia, introdotto accidentalmente all’inizio degli anni 2000 tramite l’importazione di palme ornamentali infette. Il clima favorevole e l’ampia diffusione di palme sensibili hanno facilitato la sua rapida espansione. I danni sono provocati dalle larve, che scavano gallerie all’interno del fusto e distruggono i tessuti vitali della pianta. I sintomi esterni compaiono tardi, quando il danno interno è già irreversibile. Così sono morte le tre palme di piazza Madonnina, riconoscibili davanti la scuola in tutte le foto d’epoca, come anche le palme di piazza della Repubblica, quelle vicine e quasi tutte le palme dei dintorni. Lei no. È sopravvissuta! È sopravvissuta al punteruolo rosso e alla mano dell’uomo. Vallo a capire il perché. Probabilmente per una combinazione di fattori: la giovane età rispetto alle “sorelle”, la posizione, la prevenzione, lo sviluppo di resistenze, la semplice fortuna. Queste le spiegazioni ragionevoli e razionali. 

A me, invece, piace pensare che è una palma che non si è arresa. Una palma guerriera che ha combattuto e ha vinto. E mentre le altre sono cadute, lei è ancora lì, sola ma fiera ad insegnarci, parlando senza parole, a non demordere, nemmeno quando le circostanze esterne, che non dipendono minimamente dalla nostra volontà, sono sfavorevoli e le uniche forze sulle quali possiamo contare sono le nostre.

La palma delle Canarie (Phoenix canariensis) è una palma originaria delle isole Canarie, molto apprezzata come pianta ornamentale. Ha un tronco singolo, massiccio e ricoperto dalle basi delle foglie vecchie, che può raggiungere fino a 20 metri di altezza. La chioma è ampia e a forma di ventaglio, composta da lunghe foglie pinnate che possono superare i 5 metri. Produce piccoli frutti arancioni o rossi, commestibili ma poco dolci. Cresce lentamente, è resistente alla siccità e al vento, ma vulnerabile: il punteruolo rosso, come detto, può compromettere la sua struttura interna.

14 febbraio 2026 – © riproduzione riservata

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