La frangola, proprietà e usi tradizionali
[di Simona Otranto – erborista]

La frangola, conosciuta con il nome scientifico di Frangula alnus Miller (sinonimo Rhamnus frangula L.), è un arbusto appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae, diffuso in gran parte dell’Europa e dell’Asia occidentale. Può raggiungere generalmente i 3-5 metri di altezza, con rami sottili e flessibili e una corteccia liscia di colore bruno-grigiastro, punteggiata da piccole lenticelle chiare. Le foglie sono ovali, intere, con nervature ben evidenti e disposte in modo alterno lungo i rami. In primavera ed estate mostrano un verde intenso, mentre in autunno assumono tonalità giallo-dorate. I fiori, piccoli e poco appariscenti, sono di colore bianco-verdastro e danno origine a drupe che, maturando, passano dal rosso al nero. La frangola cresce spontaneamente in ambienti umidi, prediligendo boschi radi, siepi e zone lungo corsi d’acqua, spesso su terreni acidi e freschi. È una pianta piuttosto comune anche in Italia, soprattutto nelle regioni settentrionali e nelle aree collinari e montane, dove trova condizioni favorevoli di umidità e ombreggiamento.
Dal punto di vista erboristico, la parte utilizzata è la corteccia, che costituisce la cosiddetta “droga”. Questa viene raccolta in primavera, quando si stacca più facilmente dal legno, e deve essere sottoposta a un periodo di essiccazione e stagionatura di almeno un anno oppure a un trattamento termico specifico. Questo passaggio è fondamentale, perché la corteccia fresca contiene sostanze irritanti che possono provocare effetti indesiderati anche intensi.
I principali princìpi attivi della frangola sono derivati antrachinonici, in particolare franguline e glucofranguline, composti responsabili delle sue proprietà farmacologiche. Accanto a questi si trovano anche tannini, flavonoidi e altre sostanze secondarie che contribuiscono, in parte, al suo profilo fitoterapico.
La frangola è nota soprattutto per le sue tradizionali proprietà lassative. Agisce a livello del colon, stimolando la peristalsi intestinale e favorendo l’idratazione delle feci, rendendole più morbide e facili da espellere. A differenza di altri lassativi più aggressivi, viene spesso considerata relativamente delicata se utilizzata correttamente, con un effetto che si manifesta generalmente dopo 8-12 ore dall’assunzione. Proprio per questo motivo è stata tradizionalmente impiegata nei casi di stitichezza occasionale o cronica, soprattutto quando si desidera un’azione non troppo brusca.
Oltre all’effetto lassativo, la frangola è stata talvolta associata a proprietà depurative, legate alla sua capacità di favorire l’eliminazione delle tossine attraverso l’intestino. Tuttavia, è importante sottolineare che il suo uso deve essere occasionale o limitato nel tempo, poiché un impiego prolungato può portare ad assuefazione e dipendenza o a squilibri elettrolitici come tutte le piante antrachinoniche.
Tra le curiosità va ricordato che il nome frangula deriva dal latino frangere, che significa “spezzare, rompere”, probabilmente in riferimento alla fragilità dei suoi rami. Alnus è invece il nome latino dell’ontano, associato alla pianta per la similarità delle foglie tra le due piante. Inoltre, il legno della pianta è stato storicamente utilizzato per la produzione di carbone vegetale di alta qualità e impiegato anche nella fabbricazione di polvere da sparo.
28 marzo 2026 – © riproduzione riservata





