Don Guglielmo e la sua drogheria
[di Maria Pia D’Andrea]
In casa, l’aria era già festa, bastava che mamma iniziasse a preparare i dolci di Natale, di Pasqua, o un grande pan di Spagna per una ricorrenza, e tutto si riempiva di profumo e attesa. Io, messaggera di quei sapori, scendevo le scale con una missione precisa: “Maria Pia, vai da don Guglielmo e prendi due bustine: una di lemon tartaro e una di acido citrico!”.
Le bustine bianche, che oggi chiameremmo semplicemente lievito Pan degli Angeli, erano il passaporto per la magia. Appena varcata la soglia della drogheria (in via Roma, accanto alla farmacia Rocco), non entravo in un negozio, ma in un palcoscenico.
Il protagonista era lui: don Guglielmo. Magro, con le pantofole di stoffa che non camminavano ma accarezzavano il pavimento, pantaloni larghi e una vestaglia legata in vita. Ti guardava inclinando la testa all’indietro, per centrare gli occhiali sulla punta del naso, sembrava il sosia di Eduardo De Filippo, pronto a recitare dal balcone di una commedia.
“Che ti serve, figliola?”, chiedeva.
“Due cartine per 700 grammi di farina”, rispondevo con serietà.
Oggi sarebbe impensabile uscire con quelle bustine bianche, ma allora era normale, quasi rituale.
Mentre lui spariva nel retrobottega, io restavo sola in quel luogo incantato: scaffali di legno scuro, muri alti, un bancone mastodontico, e vasi di vetro con coperchi a cupola, schierati come soldati.
Prima di uscire di casa, chiedevo sempre a mamma: “Mammì, mi dai anche 10 lire per gli sciù-sciù?”.
E lì, davanti a quei vasi, non sapevo mai cosa scegliere.
Mentine bianche come pastiglie per la gola, cannellini lunghi con cuore di cannella, sciù-sciù verdi come i prati della Castelluccia, profumati di menta piperita, barchette nere di liquirizia che mi facevano pensare a viaggi lontani e notti misteriose. Ogni caramella era un piccolo mondo, un’emozione diversa.
Confesso: quando Don Guglielmo spariva, aprivo i vasi e sceglievo secondo il profumo e lo stato d’animo della mattina, era un gioco segreto, un rito di libertà. Poi tornava lui, con gli occhiali sempre lì, e mi aiutava a decidere. Con quel gesto, il sipario si chiudeva: i vasi erano il pubblico, profumato e festoso.
Tornavo a casa con le bustine per il dolce di mamma e le caramelle da dividere con le mie sorelline.
Ancora oggi, l’odore di quelle mentine mi accompagna: è il profumo dell’infanzia, della complicità, della poesia che Battipaglia custodiva nei suoi angoli più semplici.
6 dicembre 2025 – © riproduzione riservata







