Bilancio approvato per un solo voto

[di Stefania Battista]

Quasi otto ore di Consiglio in un’atmosfera tesissima. Dup e Bilancio passano. Con 13 voti della maggioranza contro 12 della minoranza. Già l’inizio del dibattito fa comprendere come il clima non sia dei migliori. Ordine del giorno e convocazione modificati più volte che spingono la minoranza a chiedere il parere del segretario comunale sulla validità degli atti. I verbali dei Consigli precedenti da approvare ma non allegati alla documentazione trasmessa ai consiglieri. Con la sindaca che accusa il consigliere Provenza di fare ostruzionismo. Il presidente del Consiglio che non vuole intervenga il segretario, nega la discussione sulle comunicazioni e alle provocazioni che gli giungono da più parti sulla gestione dell’assise, ritenuta ben poco “super partes”, risponde: «La procedura se la va a fare al Tar». 

Più volte il Consiglio viene sospeso e poi si riprende.  Addirittura la sindaca, nel bel mezzo del dibattito, si alza e va a parlare con la consigliera Gabriella Nicastro. Una Nicastro nervosa, che avrebbe voluto leggere un intervento per chiarire la sua posizione rispetto agli “attacchi” subiti negli ultimi giorni, ma le sarà impedito. A consolarla ci ha pensato direttamente la prima cittadina avvicinandosi al suo scranno. Il nervosismo però non è passato e ritornerà nelle ore successive. Ad ogni votazione il tredicesimo voto si fa attendere. In qualche caso si deve far ricorso al verbale scritto perché qualcuno sbaglia a votare. E poi, richiamato dal Presidente, corregge.

Ma è forse un episodio in particolare a chiarire quanto siano fragili i nuovi-vecchi equilibri. L’unica votazione segreta, quella sulla nomina del presidente del Collegio dei revisori dei conti premia il nome sostenuto dall’opposizione che 13 a 12 riesce a spuntarla con la scelta di Tarquinio Manzi. Chi avrà votato contrariamente alle indicazioni della maggioranza? 

Il risultato farà barcollare il sostegno di Vincenzo Clemente, convinto poi a rientrare nei ranghi. La sindaca, recuperato il tredicesimo voto e ritrovato il buonumore scherza: «Lo avrò votato io visto che è il mio commercialista». Il microfono ambientale coglie un commento del presidente Cappelli: «Cà nun se capisce niente!», forse il titolo adatto per un Consiglio andato avanti in trincea. Una gara di resistenza. 

L’opposizione ha individuato il punto debole e provoca. Uno ad uno i consiglieri di minoranza tacciano l’amministrazione di pressapochismo, mancanza di strategia, di aver presentato un Dup che più che programmare è l’elenco delle cose non fatte e previste nei Dup precedenti. Eppure i tredici serrano le fila. E quando si arriva a discutere dell’ormai famoso – perché annunciato nei giorni precedenti da lei stessa – emendamento Nicastro al Bilancio (150 mila euro che dovrebbero essere destinati al verde pubblico) si scopre che nel documento previsionale non c’è la copertura né la previsione. Considerarlo un emendamento è dunque “fantasioso”, piuttosto potrebbe dirsi un generico impegno della maggioranza cui dovranno seguire atti sostanziali e un nuovo passaggio in Consiglio. 

Inutile dire che se la maggioranza vuol restare in sella non ha alternative. Intanto i siparietti non sono mancati con scambi quanto mai vivaci tra la “consigliera ribelle” di maggioranza e i consiglieri di opposizione che cercano di portarla allo scoperto. Ed è in questo momento che Gabriella Nicastro, sentendosi “circondata”, ribadisce che il suo voto favorevole al Bilancio ci sarà solo se l’emendamento verrà approvato. 

13 voti favorevoli: così come sul Dup e poi sul Bilancio. Ma dall’altra parte sono in 12. E sono rimasti uniti a contestare un’amministrazione comunale che, per dirla con le parole di Giampaola, «manca di stile, di visione politica, di senso dell’opportunità».  

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