Buongiorno direttore Bonito,
le scrivo questa lettera per raccontarle quanto è accaduto la scorsa domenica. Non vuole essere una denuncia, uno sfogo o un dare colpe. Vorrei però mettere in luce quelle che credo non siano solo le mie esperienze, e le criticità di qualsiasi cittadino che prova a vivere Battipaglia.
L’estate è arrivata. Sabato sera, come di consueto, ogni famiglia, soprattutto nel periodo estivo, prova ad organizzare una domenica in compagnia di amici. Soprattutto se ci sono bimbi accomunati dalla stessa età, fargli fare un bagno credo sia un diritto sacrosanto. Le acque battipagliesi purtroppo sono balneabili a seconda della Dea bendata. Abbiamo tutti bimbi da 1 a 3 anni. Meglio non rischiare.
Decidiamo di andare ad Ascea. D’altronde sono 35-40 minuti di treno ed il collegamento è agevole alla struttura balneare anche per noi che abbiamo i passeggini. Giornata piacevole, i bambini si divertono, i treni puntuali e puliti. Inizia a calare il sole e i bimbi devono fare la pappa. Così alle 19 riprendiamo il treno per tornare a casa.
Alle 19.45 si scende in stazione a Battipaglia e noi, insieme a 4 coppie di amici (e 6 bambini) ci salutiamo per andare a prendere ognuno la propria auto. Appena usciti, capiamo subito che non c’è un’aria rilassata. Di fronte in piazza c’è una rissa, volano bottiglie e qualche stampella. Saranno 10-15 persone ed è un fuggi fuggi generale. I bambini sono stanchi e avvertendo il pericolo scoppiano in un pianto.
Noi rimaniamo fermi sull’uscio della stazione, non ci sentiamo al sicuro ad uscire. Dopo qualche minuto sembra sia scemato tutto, meglio prendere la via di casa velocemente. Il tratto che dalla stazione porta al parcheggio a pagamento adiacente dista 150-200 metri. Vietato far scendere i bambini dai passeggini, ho paura anche io a camminarci con i sandali infradito tra bottiglie rotte, immondizia e degrado generale. Ormai siamo in macchina, il peggio è passato, devo solo pagare il ticket al parcheggio: “POS ROTTO – SOLO CONTANTI” dice un foglio A4 con tanto di adesivo. Inizio a perdere la pazienza, dovrò andare a cercare a piedi un bancomat per prelevare, lasciando mia moglie, e le mie figlie di 4 mesi e 2 anni, in un parcheggio dove poco fa si sono provati a linciare. Fortunatamente uno dei miei amici aveva parcheggiato nello stesso piazzale. Paga anche per me e ci libera come ostaggi.
Non possiamo andare al mare. Non abbiamo il diritto di sentirci al sicuro e non si può passeggiare di domenica in prima serata. Almeno dateci la possibilità di ritirarci a casa. La nostra città sarebbe perfetta per viverla a piedi o in bici, vista la sua geomorfologia pianeggiante, ma l’assenza di piste ciclabili e soprattutto la mancanza di manutenzione dei marciapiedi, rendono impossibile tale desiderio.
Mario Mellone
27 giugno 2026 – © riproduzione riservata


