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Saluti da Agadir

di Lucio Spampinato
30 Aprile 2026
in Racconti

Il povero anziano fu rinvenuto dopo molte ore dal decesso in una vecchia casa nel quartiere Stella, incastonata fra palazzine molto più alte e appena riedificate. L’abitazione insisteva in un rettangolo ampio di cui solo la metà della superficie ospitava il piccolo edificio, mentre la parte restante era occupata da un ampio giardino  che doveva concedere molte ore di luce, da godersi all’aria aperta, malgrado che il resto dell’isolato fosse ormai irrimediabilmente palazzinato. Una discontinuità urbanistica: un fazzoletto di terra con casetta e giardino in mezzo a palazzi  troppo alti per gli scarsi, originari basamenti. Il signor Tancredi Castaldo, così si chiamava la vittima, era stato un operaio edile, emigrante in Germania, marito, genitore, vedovo. Erano stati chiamati il Vice Questore Aggiunto Zuccarello con al seguito l’inconsistente e sordido ispettore Luce, gran fumatore di sigari ammezzati alla grappa ed altre essenze che avrebbero scandalizzato i raffinati degustatori di Cohiba e di Montecristo i quali avrebbero pure deprecato quel sentore acido di tabacco nel suo respiro e il tanfo rancido che ormai foderava i suoi vestiti. Alle buon ora, giunse anche il Consulente che incassò subito il saluto cordiale di Zuccarello e un’occhiata torva di Luce che non poche volte aveva rischiato la carriera per certe amicizie pericolose che il Consulente, con la massima innocenza, contribuiva ogni volta a far emergere quando l’ispettore gli si metteva di traverso, lungo il cammino delle indagini. L’anziano aveva ricevuto un colpo alla testa con un piccolo busto in marmo di John Kennedy che ora giaceva in terra, sulla scena del crimine, macchiato di sangue e con il profilo irlandese sfigurato nella caduta. Entrando in quella casa dimessa, il Consulente non riusciva a spiegarsi come uno qualsiasi dei moventi più scontati potesse aver macchinato la morte dell’uomo. Una passione amorosa sembrava esclusa vista l’età, il motivo economico almeno in apparenza non quadrava con la modestia della casa, al netto di eventuali sorprese che potevano emergere dalle indagini patrimoniali di rito. Il carattere schivo del signor Castaldo respingeva, infine, eventuali vendette di persone da lui vessate o prevaricate per ambizione o sete di potere. Ma il Consulente sapeva che la terna diabolica segue percorsi tortuosi. Dopo aver indossato guanti e scarpe di carta, i tre fecero un giro per la casa in cerca di indizi. I primi si concentrarono su eventuali piccole effrazioni per verificare il movente del furto. Il Consulente, come sempre, gironzolò a caso, lasciandosi guidare dalla sua inguaribile curiosità. Lo colpì una cartolina con uno sfondo marino, esotico dal quale una ragazza e un ragazzo sorridevano e salutavano verso lo schermo di una fotocamera. Dietro, l’intestazione era per il signor Castaldo e un breve testo diceva: “Da Tonino e Samira. Saluti da Agadir”. Fotografò la cartolina con il telefono per studiarla con calma e rimise tutto al suo posto. Ma come nell’avvicendamento delle scenografie teatrali, nel quadro successivo e quasi scontato apparve Tonino alla porta d’ingresso e alzava la voce, dicendo di voler vedere suo nonno. Ma i poliziotti lo tenevano buono. Dopo un poco, Zuccarello e Luce gli parlarono e andarono via mentre il Consulente si fermò qualche minuto col giovane che sembrava essersi tranquillizzato. Voleva bene al nonno? Sì. Viveva con lui? No. Era stato ad Agadir? Sì. Era una vacanza offerta da Farah, cugina della sua ragazza Samira. E ancora. I suoi colleghi gli hanno chiesto di Gina Esposito, la ragazza che teneva in ordine la casa del nonno. Come mai? Non lo sapeva. A cena, il Consulente incontrò Carrino, una specie di investigatore privato che ogni tanto gli ricercava qualche informazione. Gli chiese di trovare al più presto notizie su una certa Farah Nassiri e una certa Gina Esposito e naturalmente informazioni e voci riguardo a Tancredi Castaldo. La mattina seguente, sul tardi, il Consulente si fece vedere in commissariato. Il V.Q.A. Zuccarello lasciava che Luce si gettasse su una pista, come nella caccia alla seguita, in modo che eventuali scivoloni fossero a suo esclusivo rischio senza intaccare la carriera del superiore. E la pista che ora batteva Luce era quella del furto finito male dove le prede erano Gina Esposito e il suo compagno, ex tossicodipendente. Al Consulente veniva da sorridere di tanta impulsività che portava con sé tutta una serie di errori di valutazione, quasi sempre orientati al fallimento. Ma tacque e accettò di prendere un caffè con Zuccarello. «Sapeva che il compagno della Esposito, un certo Luca Quaranta, è stato tossicodipendente?», attaccò subito Zuccarello. Il Consulente lo aveva saputo ma rispose di no. Però osservò che in casa tutto era in ordine e che non gli sembrava un delitto di impeto se a questo stavano pensando gli inquirenti. La sera incontrò nuovamente  Carrino che gli confermò il carattere tranquillo di Castaldo ma anche la condotta corretta di Gina Esposito e del suo compagno che si era lasciato alle spalle gli anni della droga e dei piccoli furti. Più interessante il profilo ambizioso e volitivo di Farah Nassiri, donna avvenente, dai molti amanti fra i quali ultimo il costruttore Vaccaro. «Ma chi, Peppe ’a cooperativa?», chiese il Consulente. Carrino confermò! Il tipo era noto per i suoi coinvolgimenti in vari filoni d’inchiesta quasi sempre insabbiati; uno specialista in corruzioni. «Coadiuvato da gente pericolosa fra i quali un certo Nico Lupo» concluse l’investigatore prima di andar via. Il Consulente ripensò alla pubblicità su un ponteggio in Via Stella: «Vaccaro Costruzioni Generali srl». 

Il quadro gli fu chiaro. Andò da Zuccarello. Gli espose i fatti e gli chiese di convocare Vaccaro, Nico Lupo e il nipote di Castaldo. Il primo da tenere sulla graticola facendogli intravedere Lupo che arrivava in commissariato; il secondo da torchiare richiedendogli l’alibi per la sera dell’omicidio; il nipote per farsi confermare le pressioni di Farah, compulsata da Vaccaro, a cedere la casa e il terreno per costruire uno di quei palazzoni di di sette piani che, fra l’altro,  oggi vanno di moda in  questa famosa città civile. «E Luce? Sempre a caccia di ex tossici?». Il V.Q.A. quasi si strozzò per uno scoppio di risa. «No! Dal notaio per il rogito di acquisto di un appartamento nelle nuove cooperative della Vaccaro Costruzioni Generali srl». Uscendo in strada, se lo immaginò, Luce, mangiarsi rabbioso l’ammezzato che teneva in bocca, quando avrebbe saputo i nuovi sviluppi delle indagini.

30 aprile 2026 – © riproduzione riservata

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