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Home Racconti

Ma io senza legge rubai in nome mio…

di Lucio Spampinato
26 Giugno 2026
in Racconti

L’anziano si chiamava Ugo Loffredo e sui titoli che si portava sul dorso, cioè quelli variamente di conte, barone, marchese e principe dei feudi turriti da Isernia a Montescaglioso, diciamo pure che ci sputava sopra, perché a chiunque osasse accennare al benché minimo confronto della propria schiatta con quella di vossignoria, sbottava saltando a piè pari mille anni di storia e spiazzando il malcapitato con la rivendicazione di essere lui diretto discendente di Ugone, figlio di Goffredo, figlio del Re Horik I di Danimarca, figlio del Re Gudfred di Danimarca, che giunse in Puglia nell’anno 1000 circa. In tutto questo, come se non bastasse, snobbando persino i Privilegi concessi alla sua antica famiglia da re Ruggero d’Altavilla e dall’imperatore Federico II di Svevia, lo stupor mundi. Insomma, con Ugo Loffredo, a volersi spiattellare a vicenda i titoli nobiliari, non c’era partita. Purtuttavia, Ugo Loffredo era invecchiato e, avendo dilapidato gran parte del patrimonio che produceva rendite, restandogli molti latifondi incolti e fuori mano e avendo l’unico fratello Odorico  ritirato da tempo i ponti levatoi dei prestiti infruttiferi, aveva dovuto tirare la cinghia costringendosi in un palazzotto quasi diruto alla periferia di questa ormai famosa città civile. Degli antichi splendori, restava sul portone di casa il blasone marmoreo di vaio pieno d’argento e di azzurro dei Loffredo. Ad alleviare i rigori della sua vecchiaia aveva una pensione sociale e una indennità d’accompagnamento per via delle gambe che gli reggevano poco, e due badanti d’oltre cortina che curavano l’anziano signore il quale a volte scambiava le donne per desiderate concubine, profittando con scarso successo di quei momenti di intimità e parziale nudità che una puntura o un’abluzione serale necessariamente richiedevano. C’era infine don Procolo Porcino, parroco della chiesa della Santa Spina, accostata al palazzotto dei principi Loffredo. Uomo snello dal tratto levantino, capace negli scherzi, nella canzone e soprattutto nelle imitazioni di tutti i personaggi televisivi; sapeva cambiar voce a piacimento, esibendosi davanti alla platea di selezionati fedeli parrocchiani. Don Procolo conosceva in specie donne bisognose, e quando poteva aiutava volentieri chi era in difficoltà. Ma, come il cassiere del Banco Centrale ogni tanto faceva un pensierino al denaro degli altri che gli passava fra le dita, tirando dritto, così anche don Porcino, spesso metteva il pensiero sia alle donne cui dava paterno conforto e sia alle somme che circolavano a pagamento dei servizi resi; somme che a sera, supplizio tantalico, prendevano altre strade, senza passare mai per la canonica. Ma le donne no. E questo malgrado il potere di don Procolo e gli ammanigliamenti in alto loco che gli avevano garantito la permanenza a divinis nella conventicola natia. Fu così che un giorno il presbitero concepì un piano per togliersi di dosso l’odore cencioso della veste talare. Aiutato da Katiusha, bielorussa di Minsk, una notte si travestì da Arcangelo, apparve ad Ugo addormentato, sotto una luce bianca e ineffabile prodotta di nascosto dalla complice, e con tanto d’ali e veste celestiale, gli promise la salvezza eterna in cambio di alcuni feudi infruttuosi che don Porcino voleva vendere a speculatori dell’eolico. E dopo aver lasciato il testo di un lascito da compilare autografo e far trovare tre notti dopo, con voce cavernosa, ammonitoria e arcangelica, scomparve in una nuvola di fumo prodotta ad arte con ghiaccio secco dalla sovietica. Il vecchio rimase atterrito ed estasiato ad un tempo e non riuscì a riprendere sonno. Ma scena era stata vista dall’inserviente vietnamita Minh (innamorato non riamato di Katiusha e geloso del suo menage lubrico con il chierico) che comprendendo le intenzioni del rivale, corse subito da don Odorico a riferire. Questi non aveva alcuna intenzione di  consentire a un pretonzolo di frodare la casata dei Loffredo che con l’antenato Ferrante aveva piegato e rigettato nel mare d’Otranto orde di pirati barbareschi. Dunque lasciò in tutta fretta, con passo di battaglia, la tenuta della Vigna vecchia dove i fanciulli strappano noci dai rami, e partì spedito verso la città. Quando don Odorico si muoveva, lo faceva per stravincere e senza ponti d’oro! Da un giovane nerd esperto informatico, Enzio Scarpinati, fece allestire un proiettore olografico in 3D; il fidato Minh gli procurò due video: uno della madre ormai defunta di don Porcino e l’altro di una rara apparizione in pubblico del Sommo Priore della Santa Spina, monsignor Gunther Paternoster da Bressanone. Scarpinati non solo programmò i dialoghi richiesti dal  principe, con voci identiche a quelle originali ma con l’intelligenza artificiale appiccicò il labiale di quei dialoghi ai due ologrammi da sembrare vivi. La notte precedente alla preannunciata apparizione prodigiosa, don Odorico fece portare nella canonica il proiettore e con un effetto scenico terrificante apparvero a don Porcino, di soprassalto, prima la mamma piangente che diceva: «Figlio, non peccare, non rubare!» e poi don Gunther che porgeva autorevole le braccia paterne, ieratiche e commiserevoli verso il letto, e con voce profonda ma tremenda diceva: «Figlio mio, fai subito richiesta di trasferimento per Willemstad, ti aspetto, non sprofondare nella dannazione!». La paura commista ad estasi, lo stupore mischiato al rimpianto, il turbamento confuso al ravvedimento furono tali che tre giorni più tardi don Procolo atterrava a Curaçao, diretto alla missione locale degli umili supplici della Santa Spina, fra alberi di banani nell’intensa e primitiva luce caraibica e un tassista creolo e sdentato che sorridente gli chiedeva in papiamento: Bon bini, Tio! Pues, unda nos ta bai?


[Racconto interamente frutto di fantasia, liberamente tratto da una novella del Decameron, dall’araldica pubblicata su https://www.nobili-napoletani.it/loffredo.htm e da fatti beceri d’oggigiorno intesi per strada. Il titolo è un verso tratto dalla canzone Il testamento di Tito di Fabrizio De André]

27 giugno 2026 – © riproduzione riservata

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