
Su questo numero non troverete la pagina dedicata alla politica. Capita raramente e non è mai un buon segno. Da mesi l’azione politica battipagliese è ridotta a scaramuccia di palazzo, senza nemmeno la P maiuscola; un dibattito profondo come la chiacchiera in ascensore e pacato come una riunione condominiale. Nulla di importante è accaduto sulla scena. Nessun impatto dell’azione politico-amministrativa sulla vivibilità di oggi, sulla risoluzione dei problemi di ieri, sul progetto della città di domani.
C’è molta agitazione, invece, dietro le quinte, dove il clima è da resa dei conti. Come sempre accade, quando la nave comincia a imbarcare acqua alcuni sono più lesti di altri ad abbandonarla. Cecilia Francese è in evidente difficoltà, e la strada che la condurrà al traguardo del suo secondo mandato è impervia, piena di insidie e di lunghezza imprevedibile: dieci mesi o poche settimane, e questa volta non dipenderà solo da lei. A meno che…
A meno che, come sarebbe saggio e dignitoso, non sia lei a decidere di fermarsi. È un consiglio che le danno ormai in tanti, dettato dal buon senso. Da mesi la sindaca continua non solo a subire l’attacco frontale della minoranza, ma deve fare i conti con le “pressioni” (è poco elegante dire ricatti) di quella parte della sua maggioranza che negozia abilmente la concessione del voto favorevole in Consiglio comunale. Per anni la sindaca ha dato spazio ai più intraprendenti, concedendo “benefit” ai consiglieri più volubili. In questo modo ha governato per oltre un decennio, ma ha pure rinvigorito una prassi (a Battipaglia maledettamente consolidata) che ha finito per renderla ostaggio di alcuni dei suoi compagni di cordata. Se continuerà su questa strada, assecondando i questuanti, potrà forse raggiungere la fine del secondo mandato: ma a quale prezzo? Tutto questo per stabilire un imbattibile, quanto inutile, record di durata? O per poter inaugurare le opere pubbliche quasi ultimate? Non sarebbe più dignitoso salire su un palco, raccontare ai cittadini i reali motivi della resa e dimettersi? Uscendo così di scena a testa alta, anzi altissima.
Inoltre, la durata della sindacatura non è più nelle sue mani: anche se continuerà ad accontentare i questuanti, concedendo assessorati e prebende, saranno altri a decidere quando staccare la spina. È di tutta evidenza che i tempi sono dettati dall’imminente campagna elettorale: oggi i principali potenziali competitori non sono ancora pronti, non c’è accordo sulle coalizioni e sui candidati sindaci, per questo lasciano galleggiare Francese. Ma appena qualcuno di loro avrà definito il cartello elettorale e penserà di avere un vantaggio sugli altri, non esiterà a far affondare la prima cittadina per dare il via alla corsa verso la fascia tricolore.
È un po’ come accade a Siena, in occasione del Palio: ci sono nove cavalli tra i canapi, i fantini cercano una buona posizione, ostacolano i rivali, si promettono favori. Però, chi decide quando avverrà la “mossa” è il fantino della decima Contrada, quello che monta il cavallo di rincorsa. Cecilia Francese, anche se ha studiato a Pisa, dovrebbe saperlo bene.
11 luglio 2026 – © riproduzione riservata




