
Si parla tanto di scuola. Riforme e controriforme, interventi sui programmi, modifiche profonde nei corsi di studio. Non intendo entrare nel merito, lascio a chi ha una solida esperienza di insegnamento la facoltà di esprimersi su un tema così complesso e ricco di implicazioni. Volerò basso, limitandomi a una considerazione frutto di una recente esperienza “scolastica”. Nei mesi scorsi ho trascorso tante ore nelle scuole battipagliesi, per dar vita a dei laboratori di giornalismo: è una delle esperienze più intense che può regalarti questo mestiere. Sempre, sono lì per insegnare ma finisco per imparare. Non è retorica, è solo il risultato di uno scambio per me prezioso, per gli alunni spero proficuo, fatto di ascolto reciproco.
Proprio durante un laboratorio di scrittura frequentato da studenti delle superiori, mi è capitato di riflettere su una prassi – risalente al mio transito liceale – che immaginavo obsoleta e che invece, a quanto pare, sopravvive nella scuola di oggi. Un tempo, dopo la correzione del tema d’italiano (parlo “vintage” per farmi capire anche da quelli della mia generazione), dopo aver ricevuto il voto, non capitava mai che i professori facessero circolare i compiti svolti fra gli alunni, affinché ciascuno potesse leggere il tema scritto dagli altri. Mai ho potuto leggere il tema di un mio compagno di classe, mai i miei compagni hanno letto quello scritto da me. Quante cose avrei potuto imparare leggendo come scrivevano i miei compagni! Pensateci un attimo pure voi. Quanti temi avremmo potuto leggere, centinaia solo nei cinque anni delle superiori; che arricchimento reciproco ci è stato precluso. Pare – da quello che mi è stato riferito – che anche oggi sia così. Non c’è condivisione, non c’è osmosi di idee e di stili. Condividere, sottolineo, è cosa ben diversa da ascoltare la declamazione del tema scritto dal primo della classe,additato ad esempio dal docente. Due esperienze che producono effetti profondamente diversi. E così ne ho parlato con gli studenti e abbiamo deciso di cominciare a scambiarci gli articoli, i racconti, anche le poesie. Abbiamo condiviso i pensieri e le parole scritte; e credo abbia funzionato.
Per questo motivo ho deciso di condividere con voi lettori quanto scritto da un giovane corsista a proposito della “scuola ideale”. Non dirò il suo nome né l’istituto che frequenta, non è necessario. È invece importante leggere ciò che ha scritto. Si tratta di un breve estratto di un articolo più lungo: (…) Inoltre, vorrei una scuola dove non si lascia nessuno indietro, dove chi è più bravo aiuta chi fa più fatica, dove non si deve aver paura di essere vittima di bullismo e non ci sia ansia per i compiti o le interrogazioni.
Come vi dicevo, a volte basta ascoltare o leggere con attenzione.
13 giugno 2026 – © riproduzione riservata




