
Il melograno, Punica granatum L., è un piccolo albero o arbusto appartenente alla famiglia delle Lythraceae, con portamento a cespuglio. Pianta caducifoglie, può raggiungere i 6 metri di altezza e vivere a lungo, fino anche a cento anni! Originario dei paesi asiatici, si è naturalizzato nel bacino del Mediterraneo. In Italia, oltre che nelle coltivazioni, si ritrova qui e là inselvatichito nei boschi e nelle siepi. I Romani ritenevano che quello migliore fosse di provenienza cartaginese. Punica, sottinteso mala, significa proprio pomo cartaginese (da punicus o poenicus, cioè dei Punici, Fenici, Cartaginesi). Granatum viene invece da granum, grano, per evidente analogia ai grani di granato, rossa pietra ornamentale.
I fiori primaverili sono tipicamente di un colore rosso vermiglio e il frutto, la melagrana o granata, è una bacca botanicamente definita balausta – di consistenza robusta e buccia molto dura – che contiene i numerosissimi semi, fino anche a seicento, gli arilli, circondati da una polpa traslucida che varia dal bianco al rosso rubino, più o meno acidula o dolcissima in alcune varietà coltivate a scopo alimentare. Si raccoglie a maturazione in autunno. Viene coltivato come albero da frutto, a scopo ornamentale e per le proprietà nutrizionali del succo.
La spremuta di melagrana è ricca di vitamine, tra cui la vitamina C e la vitamina E, minerali come il potassio, polifenoli e sostanze ad azione antiossidante. Il suo consumo è stato studiato per i possibili effetti sullo stress ossidativo e sulla salute cardiovascolare, con particolare riferimento ai valori ematici di colesterolo e pressione arteriosa. La varietà dolce è ricca di zuccheri naturali, tra cui il fruttosio, e va pertanto consumata con moderazione dalle persone diabetiche. La scorza del frutto contiene sostanze tanniche ad azione astringente. Il decotto veniva utilizzato nella tradizione erboristica per contrastare le diarree.
Anche i fiori del melograno sono conosciuti nella tradizione erboristica per la loro azione astringente. Venivano impiegati soprattutto in preparazioni destinate a contrastare le diarree e per favorire la cicatrizzazione delle ferite. I fiori sono stati utilizzati anche in preparazioni per il benessere della bocca e della gola. Dai semi si ricava un olio ricco di acidi grassi, tra cui l’acido punicico, mentre dalla scorza, dai fiori e dal frutto si ottengono estratti impiegati anche in cosmetica. Questi ingredienti vengono valorizzati per la presenza di sostanze antiossidanti e trovano impiego nella formulazione di creme, oli e sieri dedicati alla cura e al benessere della pelle.
In passato, dalla corteccia delle radici si ricavava una droga adoperata con successo contro i vermi intestinali. Già Dioscoride, Plinio il Vecchio e Celso ne conoscevano la validità. Questo rimedio veniva impiegato, inoltre, come rinfrescante, febbrifugo e ipotensivo. Venne introdotto nella medicina ufficiale europea soltanto nei primi dell’Ottocento e utilizzato contro le tenie. È stato abbandonato per la scoperta della presenza di alcuni alcaloidi che determinano un’importante tossicità.
26 settembre 2026 – © riproduzione riservata




