Il giuggiolo, Ziziphus jujuba Mill.(sinonimo Ziziphus sativa Gaertn.), anche noto come zizzolo, è un piccolo albero deciduo, talvolta più simile a un grande arbusto, appartenente alla famiglia delle Rhamnaceae, che può raggiungere alcuni metri di altezza. Ha una crescita piuttosto lenta, ma può essere molto longevo. Una delle sue caratteristiche più riconoscibili sono i rami contorti e irregolari, quasi a zig-zag, dalla corteccia rossastra e lucente, spesso muniti di spine. Le foglie sono piccole, alterne, di forma ovata o ellittica, con tre nervature principali molto evidenti che partono dalla base della lamina. La fioritura è discreta: i piccoli fiori, di colore giallo-verde, compaiono tra la primavera e l’inizio dell’estate e sono riuniti in gruppi all’ascella delle foglie.

Il frutto è una drupa caratteristica, inizialmente verde, che con la maturazione diventa giallo-brunastra fino ad assumere una colorazione bruno-rossastra. La polpa è dolce e consistente. Quando il frutto è maturo può ricordare un piccolo dattero, tanto che in diversi paesi è conosciuto proprio come “dattero cinese”. La storia del giuggiolo è antichissima. La specie è originaria delle regioni settentrionali e orientali della Cina e della penisola coreana, dove la sua coltivazione ha una tradizione molto lunga. Da lì la pianta si è diffusa in altre regioni dell’Asia e successivamente nel bacino del Mediterraneo. In Italia la tradizione vuole che siano stati iRomani a introdurla.
La dolcezza del frutto ha reso la pianta un alimento importante in molte culture asiatiche. Ma al di là del gradevole sapore,le giuggiole sono state utilizzate nella medicina tradizionale per diversi scopi, anche per la presenza, tra i loro componenti, di mucillagini, zuccheri e acidi organici. Le giuggiole fresche o essiccate sono state impiegate in numerose preparazioni e, nella tradizione erboristica, soprattutto per le affezioni delle vie respiratorie come la tosse e le irritazioni della gola;ma anche come diuretiche. Le famose pasticche di giuggiole, ottenute con un decotto dei frutti, erano un classico rimedio per le vie respiratorie.
Le giuggiole hanno ispirato numerosi modi di dire. Questi frutti, dolci e piacevoli da succhiare, sono diventati anche sinonimo di inezie e bagattelle, da cui espressioni come “valere quanto una giuggiola”, per definire qualcosa di poco valore. L’espressione andare in brodo di giuggiole che significa essere fuori di sé per la contentezza, ha un’origine curiosa. È infatti considerata un’alterazione dell’antica espressione andare in brodo di succiole, dove le succiole erano castagne lessate con la buccia. La forma brodo di giuggiole si affermò probabilmente anche per la somiglianza tra i due termini. Ma il brodo di giuggiole è esistito davvero, come preparazione tradizionale. Una ricetta ormai quasi dimenticata riporta: “Si lascia all’aria aperta un chilo di giuggiole mature affinché avvizziscano. Poi, tolto il nocciolo, le si cuociono coperte d’acqua con due mele cotogne, pulite e tagliate a fettine, con i chicchi di un paio di grappoli di uva americana e con un chilo di zucchero. Si può aggiungere una scorza di limone. Dopo un’ora di ebollizione si aggiunge a poco a poco un litro di vino rosso, che va lasciato evaporare durante la cottura a fuoco basso, finché non si ottiene una sorta di confettura abbastanza densa, il brodo di giuggiole”.
10 Ottobre 2026 – © riproduzione riservata




