Tra la sindaca che elargisce encomi solenni a Polizia di Stato e Polizia Locale per i meriti sulla sicurezza, e la cittadinanza che continua a lamentare un crescendo esponenziale d’insicurezza, o da un lato o dall’altro ci sarà giusto quel cicinino di tendenziosità. E partiamo con una premessa doverosa: non lo so, chi abbia ragione, non ho dati univoci e obiettivi sulla faccenda al di là delle mie sensazioni personali.
Il primo fatto, allora: il riconoscimento comunale agli agenti. Sarebbe per un fatto d’un anno e mezzo fa, in un’azione di lotta alla “malamovida”, quando una sera di febbraio – si narra – grazie ad “acume investigativo e spirito di collaborazione” si individuò “un gruppo di facinorosi” prevenendo “situazioni degenerative”.
Boh, direi. Messa così, sincero, parrebbe un po’ come quando portavi la pagella a casa e i tuoi festeggiavano per l’unico otto in una sfilza di dieci. Ma pure peggio: all’impatto, non vogliatemene, ma sembra palesarsi come l’esatto contrario di una pubblica lode. Ovvero, che la “malamovida” sia stata combattuta una sera su cinquecento. Tornando all’esempio della pagella: si festeggia perché s’è trovato un quattro in una sfilza di tre.
In secundis, poi: tutto questo avviene proprio mentre la popolazione lamenta sempre di più uno stato diffuso d’insicurezza, degrado e carenze istituzionali. È proprio di questi giorni, peraltro, la tragica notizia d’un accoltellamento d’un giovane davanti al bar in cui lavorava: è “malamovida” anche questa, no? E lo sono i rissosi per strada di sera, le macchine a velocità folle per vicoli, i cumuli di rifiuti lasciati ovunque. Allora, o ipotizziamo che questi non siano veri problemi di sicurezza, e classifichiamo questi fenomeni come crescenti ma fisiologici nelle realtà urbane moderne, oppure ci poniamo il dubbio se il controllo sul territorio esista davvero o, viceversa, ci siano difficoltà nell’attuarlo. Nel primo caso, ci sta l’encomio e non le proteste dei cittadini; nel secondo, è l’esatto contrario: non regge, la celebrazione d’un momento di successo contro anni d’inquietudine e timori. Magari esiste la famosa verità nel mezzo: quella sì, può far sempre capolino alle spalle delle narrazioni di parte.
Senza necessariamente individuare colpe di qualcuno, eh. La sicurezza è uno dei rami gestionali, nelle amministrazioni periferiche, costantemente a corto di risorse, in cui gli operatori fanno il massimo che possono, con quello che hanno, nel posto in cui si trovano. Circondati da esasperazioni immotivate da un lato, ed esigenze reali tenute sottotraccia dall’altro. E non lo so, se magari agli encomi preferirebbero qualcosa di più fattuale: incremento dell’organico, per dire. Adeguamento dei mezzi, allineamento tecnologico, autonomia d’organizzazione. Ritocchini in busta paga, perché no. Da qualunque delle due parti la si guardi è sempre una lotta impari: il cittadino contro un’aumentata percezione di vulnerabilità, il poliziotto contro le velate accuse d’inoperatività.
Non se ne esce, insomma, se non con un repulisti dei preconcetti che esasperano l’approccio alla realtà. Non siamo nel Far West, ma non è nemmeno l’Eldorado. Siamo una normale cittadina, con picchi verso l’alto o il basso della propria dignità, che fa quello per cui nasciamo tutti: provare a sopravvivere.
25 luglio 2026 – © riproduzione riservata




