Dice che saranno tempi duri, qua, quest’anno, per i bagnanti. Roba per cui già ci si deve organizzare con straordinari, doppi lavori, strette di cinghia e di bretelle, turni notturni di sei mesi consecutivi in Antartide. Perché è un’estate, questa alle porte, che prevede rincari ovunque, dalle tariffe per cabine e ombrelloni ai prezzi di creme solari, salvagenti, racchettoni e calippi.
La crisi, la crisi, dicono. Il costo delle materie prime, i trasporti, il petrolio. Perché magari non lo sapete, ma secchielli, palette e prendisole li portano qua certi transatlantici appositi momentaneamente bloccati nello stretto di Hormuz. E sdraio e infradito, si sa, quel fatto dei centri commerciali e megastore cinesi è solo fumo negli occhi per depistare l’opinione pubblica: in realtà escono dritti dalle raffinerie, sono un sottoprodotto del coke. Trump per quello vuole bombardare tutto, l’ha urlato pure in conferenza stampa: basta con questo succhiamento di sangue agli operatori turistici battipagliesi.
D’altra parte qualcuno deve pur pagarle, tutte queste bandiere blu che ci hanno messo sul litorale. Questo mare cristallino, questa sabbia caraibica, questa disponibilità infinita di posti auto e aree verdi: non è che solo perché ce l’hai sotto casa vuoi usufruirne gratis, quando poi la gente fa il giro del mondo solo per venirsi a fare un bel tuffo pulito alla foce del Tusciano.
Il problema, quello vero, è sempre l’infausto incontro tra l’umana comprensione (“pure loro devono campare”) e l’inattaccabilità dello status finanziario di pochi fortunati, parimenti detti “quelli che piove o non piove il loro passo quello è”. Qua la sacra legge della proporzionalità inversa tra prezzi e domanda non attecchisce, puoi rincarare tutto del doppio o triplo ma i consumatori elargenti e poco esigenti li trovi sempre. Perché – è legge keynesiana – quello che sparisce dalle nostre tasche per l’erosione del potere d’acquisto dei salari, in un modo nell’altro finisce nelle loro. La ricchezza totale resta quella: solo, diversamente distribuita. E sotto quest’aspetto sarebbe apparsa pure azzeccata, se svuotata dal contesto che ai tempi l’ispirava, la famosa uscita di Berlusconi su crisi e ristoranti. Andava semplicemente modificata in “assodato che la crisi esiste, come mai i ristoranti continuano a essere pieni?”.
Questo per dire che chi vuoi che t’offra solidarietà, di questi tempi. Chi vuoi che s’accontenti di guadagnare il giusto per metterti contemporaneamente in condizione sia d’andare in spiaggia che di fare la spesa. Che un po’ quei post “com’eravamo” sui social esagerano, ma cinquant’anni fa davvero se ci stavi attento riuscivi a farti villeggiature da un mese: le bollette erano sì e no mezzo decimo d’uno stipendio, l’affitto più caro tutt’al più se ne portava appresso un altro quinto, la benzina la facevi con gli spiccioli conservati nel cruscotto.
Oggi no. Oggi, se Neil Sedaka cantava che la notte è fatta per amare, allora l’estate è fatta per speculare. Hai voglia a sognare scioperi di massa dei compratori per far calare i prezzi: se tu rinunci al mare arriverà qualcun altro a spendere il doppio. E non avrà puzze sotto il naso, non protesterà, non pretenderà chissà quale efficienza. Perché lui, alla fine, è là solo per dire: “ecco com’è fatto, il cliente ideale”.
30 maggio 2026 – © riproduzione riservata




