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Le proprietà salutari del fico

di Simona Otranto
1 Giugno 2023
in Articoli

[di Simona Otranto – Erborista]

Il fico, Ficus carica L., è un arbusto o albero di modeste dimensioni appartenente alla famiglia delle moraceae, la stessa del rovo e del gelso. Originario dell’Oriente è stato importato nel Mediterraneo da tempo immemore e viene ampiamente coltivato per la produzione dell’infruttescenza, ricca di glucidi, di grande valore energetico e alimentare. I fiori, maschili e femminili, piccolissimi, non sono evidenti perché racchiusi all’interno di una struttura chiamata siconio. La varietà fertile viene fecondata grazie al sacrificio di un insetto specifico che entra all’interno della struttura e vi rimane intrappolato. La varietà sterile produce frutti non commestibili che cadono dalla pianta immaturi.

La parte prevalentemente utilizzata a scopo terapeutico è costituita proprio dalla dolce infruttescenza che ha azione leggermente lassativa ed emolliente. I semi, le mucillagini, le sostanze zuccherine contenute nel falso frutto, che sia esso consumato fresco o secco o sotto forma di sciroppo o marmellata, esercitano una delicata azione sull’intestino. Il decotto di fichi secchi, in acqua o latte, insieme o meno alla buccia di mela, alle giuggiole, ai chiodi di garofano, ai datteri, alla cannella, è un buon emolliente per la gola e sedativo della tosse. Nel frutto fresco maturo, inoltre, sono contenuti enzimi ad azione digestiva, tra i quali la cardina. 

Del fico, in passato si utilizzava anche il lattice, quella sostanza bianca appiccicosa che viene secreta e fuoriesce al distacco di una foglia o di un frutto o per incisione del tronco. Rapprende velocemente all’aria ed essiccata costituisce la ficina bruta, un miscuglio di proteasi ad attività proteolitica simile a quella della papaina. Veniva impiegato tal quale come caglio naturale in quanto ha la capacità di coagulare il latte nonché per estirpare porri, calli e verruche. Il lattice contiene altresì furanocumarine ad azione fotosensibilizzante. L’uso sconsiderato che ne veniva fatto in passato come abbronzante ha portato ad ustioni anche gravi. Per il mal di denti era applicato, con l’ausilio di un batuffolo di ovatta, direttamente nella cavità.

Le foglie, in forma di infuso, potrebbero risultare irritanti per l’intestino. Venivano utilizzate per pulire gli utensili da cucina. Recenti e promettenti studi condotti su estratti metanolici somministrati nei ratti hanno evidenziato un’attività sulla riduzione della glicemia nel sangue. 

Dalla macerazione delle gemme in una soluzione idroglicerica si ricava un importante ed efficace rimedio tradizionale: il gemmoderivato Ficus Carica. Può essere considerato un rimedio delle manifestazioni psicosomatiche che hanno come bersaglio lo stomaco. Normalizza la secrezione gastrica, regola l’appetito, diminuisce la componente ansiosa, regolarizza la motilità sia gastrica che intestinale. Trova insostituibile impiego nel trattamento delle gastriti, del reflusso, dei disordini digestivi, nel colon irritabile di origine psicosomatica.

3 giugno 2023 – © riproduzione riservata

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