
Le carte d’identità elettroniche sono entrate a regime più o meno ovunque verso la fine del 2016, per cui un’altra manciata di mesi e quelle cartacee sarebbero venute tutte a scadenza, con sostituzione ordinata e graduale man mano che ne si chiedeva il rinnovo. Una pratica come un’altra, insomma: come per le patenti, i passaporti, le licenze. I matrimoni, alle volte.
Epperò no, stavolta sarebbe stato troppo facile. Vuoi mettere creare il caos, lo scompiglio, la disperazione. La soddisfazione di dare un ultimatum, una data capestro da “dentro o fuori” oltre la quale farti sentire un anarchico insurrezionalista o un cittadino apolide sfrattato per morosità.
Peraltro, fateci caso, non una data qualunque: il 3 agosto. L’inizio delle ferie per milioni di italiani, di cui una corposa fetta diretta all’estero, e quindi verso aeroporti, alberghi, dogane: tutti luoghi in cui, senza carta d’identità – e se non hai l’alternativa del passaporto – non ti ci fanno entrare. Cioè: non puoi dire “E vabbe’, starò un po’ col documento scaduto fin quando l’ufficio anagrafe non sfolla, poi rimedio con calma”. No: o provvedi entro quella data o puoi startene a casa a fissare le pale del ventilatore al soffitto, con palme e oceani dipinti sulla carta da parati.
Ricapitolando, quindi: una procedura amministrativa coinvolgente l’intera nazione, imposta con criteri e tempistiche del tutto arbitrarie, il cui mancato assolvimento priva i cittadini di diritti inviolabili e fondamentali. La carta bollata assurta a fonte giuridica di grado più alto della stessa Costituzione: come non fosse la legge madre della Repubblica, ma tutt’al più il decalogo interno del circoletto rionale di caccia e pesca. Dire che siamo alla follia è un po’ come chiamare “palo” il Washington Monument, insomma. Ancor più perché il Regolamento UE che stabilisce questa roba qua è del lontano 2019, ma l’Italia – come al solito – l’ha recepito “solo” sei anni dopo, con una circolare dell’ottobre 2025 e conseguente, barbaro, restringimento del tempo disponibile per non trovarci fuorilegge.
E comunque, in questa folle corse contro il tempo, quantomeno t’aspetti dalla Pubblica Amministrazione una profusione di sforzi e risorse di livello epocale, tipo quella cosa degli uffici comunali in tempi d’elezioni che stanno aperti pure di domenica nel caso avessi smarrito la tessera per votare, o fosse piena, o scassata, o appena chiazzatasi dell’impareggiabile ragù di mammà.
Macché. Al momento, per dire, la data d’appuntamento più vicina che ti dà il Comune di Battipaglia per sostituire il documento cartaceo con la CIE è il 10 settembre. Tipo quaranta giorni oltre il termine tassativo stabilito dal Ministero. Ché ok, non me la prendo con loro, sta succedendo in tutt’Italia, roba di sovraccarichi di lavoro e il personale sottodimensionato e gli uffici sovraffollati eccetera, ma il principio resta tutto: perché il problema deve essere mio e non dello Stato? Non ho infranto leggi, non ho contravvenuto a regole, non ho commesso inadempienze. Avevo un regolare documento in tasca che con colpevole ritardo ci s’è ricordati che non potrà valere più: il minimo è che veniate voi a casa mia, in un orario fissato da me, portando pure le pastarelle. E un buon fotografo per la foto tessera, ché la luce in soggiorno non è delle migliori.
13 giugno 2026 – © riproduzione riservata



