
«In aula consiliare i cellulari scoppiavano». Gaetano Marino torna alla sera dell’ultimo Consiglio comunale con un’immagine che dice più di molte ricostruzioni: telefonate, messaggi, pressioni, trattative fino all’ultimo minuto. Fu lui, consigliere di Liberali e solidali, a depositare la mozione che mandò a casa Cecilia Francese. Oggi rivendica quella scelta come l’ultimo atto d’una crisi maturata molto prima del voto. Per Marino, la sfiducia ha soltanto certificato ciò che i numeri raccontavano da mesi: «La sindaca è andata a casa da sola. Da sedici voti era scesa a dieci». Quei «mal di pancia», sostiene, «venivano da lontano» e la mozione sarebbe arrivata dopo una lunga sequenza di tensioni e strappi: «Non ci siamo svegliati una mattina decidendo di sfiduciarla». Difende anche la scelta del commissariamento, sebbene limitato a poco tempo. «Ha senso anche per sette mesi, perché con Francese molti atti non passavano. Il commissario non ha problemi di maggioranza». E aggiunge una valutazione tutta politica sulla fase che precede le elezioni: «Non si poteva arrivare alle amministrative con la sindaca ancora in carica con la propria Giunta, senza più i numeri, a condizionare il futuro. Ora si riparte da zero». Marino, però, quel nuovo inizio intende osservarlo da fuori. «Non mi candido. Ho settant’anni, ho i miei problemi. Sono per i giovani». Immagina una nuova fase affidata a «forze fresche, nuove leve, cultura, amore per la politica e per il territorio» e racconta contatti già in corso: «Ci vediamo spesso con Azzurra Immediata e Balestrieri e ho buoni rapporti anche con alcuni dell’ex maggioranza». Una battuta, poi, sul tema che già agita il dopo-Francese: «Tutti vogliono fare il candidato sindaco. Io no».
Valerio Giampaola, consigliere di Civica Mente, usa un’altra immagine per descrivere la stessa crisi: «Quando cerchi sempre il tredicesimo voto, prima o poi i tredicesimi finiscono». Per lui, quanto accaduto è stata «la naturale conseguenza di una situazione che andava avanti da anni». Una precarietà che, nella sua lettura, aveva ormai prodotto una paralisi: «Quello stallo impediva alla città di svilupparsi». E sul commissariamento replica con altrettanta nettezza: «Ha senso anche per tre mesi, se quello che avevi era già un’amministrazione commissariale, che non riusciva a far passare nemmeno una variazione di Bilancio». Poi il tono cambia. Giampaola guarda alla prossima primavera e mette al centro una parola diversa da sfiducia, rottura, opposizione: è pacificazione. «Battipaglia va pacificata. Bisogna superare la dimensione del “me contro te”, dalla politica alle associazioni, e mettere le energie in rete». È la linea che, annuncia, Civica Mente proverà a portare dentro la prossima campagna elettorale: «Mettere persone insieme, valorizzando ciò che hanno in comune». Il primo ottobre appartiene già al passato. La partita, adesso, è capire chi riuscirà a trasformare quella frattura in un progetto per la città.
Nella foto: Valerio Giampaola
24 ottobre 2026 – © riproduzione riservata




