
“Il ruolo di Persano nella evoluzione del paesaggio e tutela della biodiversità”: questo il titolo del convegno che giovedì 25 giugno si è tenuto, nel suggestivo scenario del settecentesco Palazzo reale di Persano. L’associazione Persano nel Cuore, in collaborazione con il Comando del Reggimento Logistico “Garibaldi”, è riuscita a portare a uno stesso tavolo come relatori illustri docenti dell’Università Federico II di Napoli: Gian Carlo Carrada, già ordinario di ecologia, Domenico Fulgione, ordinario di zoologia, Emanuele Del Guacchio, associato di botanica, Olga Mangoni, ordinario di ecologia.
A organizzare l’incontro, Francesco Bolinesi, ricercatore di ecologia presso la stessa università. Tra i relatori anche Nadia Parlante, autrice di un apprezzato volume su Persano e i Borbone; a moderare gli interventi Virgilio Mari. Con queste premesse, l’incontro non poteva non essere un successo e rivelarsi di enorme interesse, considerata anche l’importanza dell’argomento. È stato messo in evidenza come l’uomo trasforma gli ecosistemi, ma al tempo stesso ne viene condizionato ed è stato anche sottolineato come la prestigiosa tenuta borbonica fosse un esempio di gestione sostenibile del territorio, da qui la necessità di conservare quel vero e proprio patrimonio naturale che è il bosco di Persano, o quello che ne resta.
Persano ha quindi un grande valore scientifico e didattico, e il ritorno – dopo mezzo secolo di assenza – del cavallo in questo territorio ne accresce l’importanza. Fondamentale, per la conservazione della biodiversità si è rivelata la presenza dei militari che hanno indirettamente impedito il degrado, come ha ricordato, nel suo discorso di saluto, il colonnello Alessio de Gennaro, comandante del Reggimento Logistico “Garibaldi”. Nell’ambito del convegno è stato dibattuta l’importanza degli ecosistemi fluviali e della loro tutela per la biodiversità del territorio. In particolare, per quanto riguarda la continuità tra bosco igrofilo, fascia ripariale (cioè la vegetazione che cresce lungo gli argini dei fiumi riducendo i fenomeni di erosione) e zona iporreica. Quest’ultima rappresenta la zona permeabile e di contatto tra le acque di falda e le acque fluviali ed esercita un ruolo fondamentale per la vita degli organismi acquatici e dei loro predatori. I letti dei fiumi, infatti, ospitano ricche comunità di macroinvertebrati acquatici, che da un lato – vista la loro sensibilità ai cambiamenti ambientali – sono degli indicatori ecologici della qualità delle acque, dall’altro sono cibo per i pesci, gli uccelli e i piccoli mammiferi. Tutelare la fascia ripariale vuol dire quindi tutelare la vita dei fiumi e degli organismi terrestri che da questi dipendono. E questo vale non solo per il Sele, ma per tutti i fiumi. Tusciano compreso.
11 luglio 2026 – © riproduzione riservata



