Si avvicinava il giorno del comizio cittadino di Roberto Parrinacci, nuovo capo popolo che parlava alla pancia del Paese e guadagnava punti nei sondaggi, scavalcando a destra lo stesso partito di governo. Ex sergente della Folgore, approdato al 183° Reggimento Paracadutisti “Nembo” con ostinazione e, nell’ordine, dopo essere stato scartato per un insulto a un sottufficiale durante la visita di leva, per esubero di organico, per essere stato trattenuto dalla polizia per schiamazzi in compagnia di alcuni travestiti ubriachi. Ma alla fine ci era riuscito da convinto sostenitore dell’importanza delle armi per la risoluzione di qualsivoglia umana questione. Aveva lasciato l’esercito dopo una denuncia alle gerarchie militari di presunti fatti illeciti di caserma ma forse fu più per la perdita di una mano saltata in aria mentre in un acquitrino in Maremma era intento a pescare di frodo con l’ausilio di bombe a mano.
Il suo programma politico era ciclostilato sullo stampo di tanti altri che circolano oggigiorno per l’Europa: le donne a casa a cucinare e ad allevare i bambini, fuori gli stranieri, nessuna deviazione rispetto ai generi maschile e femminile, trent’anni di trafila per diventare cittadino italiano e balle varie! La macchina organizzativa della Questura si preparava all’evento sotto il comando del sempre torbido ex ispettore Luce, divenuto vice questore aggiunto. Nulla doveva essere lasciato al caso. I parrinacciani della prima ora dovevano poter presenziare liberamente, allungando alla bisogna il braccio destro teso verso l’alto, mentre i contestatori, tutti comunisti, terzomondisti, antagonisti, flotillisti, dovevano essere messi nella condizione di non nuocere. Le contromisure di sicurezza si basavano sull’ascolto di voci che correvano fra informatori e infiltrati in circoli politici e ricreativi; al netto del fatto che per venti euro sia i primi che i secondi sbolognavano notizie quasi del tutto inventate, con la conseguenza di fornire un quadro della situazione distorto e nient’affatto rivelatore dei preparativi di contro manifestazione dei circoli anarchico, femminista, comunista rivoluzionario e della rete marxista-leninista.
Intanto, Robertino Gigante compagno di scuola del figlio di Luce, Gian Galeazzo, si era trovato nelle sale da biliardo del vecchio buon Pappalardo e, vedendo due giocatori litigare, gli si piantò in testa un dubbio che cominciò a tormentarlo giorno e notte. Era infatti capitato che il sarto missino Savarese, mentre gessava la sua stecca e lanciava dagli occhi strali di fuoco all’avversario, apostrofasse il ferroviere comunista Santarpino con parole di sfida e di dubbio: «Tu che la sai sempre più lunga degli altri, devi farmi capire una cosa: chi è nato prima l’uovo o la gallina?» Il contendente lo guardò calmo, quasi gelido ma con una ipotesi di sorriso intorno alla bocca, poi adagiò la stecca sul panno liscio e verde e spiegò in sequenza tre colpi magistrali, assestando prima un rinterzo ad effetto con birillo centrale, poi un calcio a cinque sponde e undici punti, per concludere con un triplo filotto reale ritornato con pallino. E infine rispose sibillino al nostalgico ormai sopraffatto: «Lo saprai il giorno del comizio!»
Poiché Robertino era figlio di socialisti e Gian Galeazzo aveva raccontato al padre che il ragazzo aveva cominciato una vera e propria ricerca sulla questione dell’uovo e della gallina già riferita dagli informatori, andando a trovare professori ed esperti e facendo loro delle interviste, Luce si convinse che il giovane fosse in realtà una staffetta che girava da una casa all’altra fra gli organizzatori segreti della contro mobilitazione. E mise ben tre agenti, del già scarso organico, a pedinare Robertino. In sequenza, il ragazzino si recò dal professore De Chirico, latinista eccelso, che seguiva la tesi di Macrobio nel dare precedenza all’uovo; poi passò dal filosofo Di Vece che con Aristotele antecedeva la gallina-atto all’uovo-potenza per la superiorità ontologica della forma sulla sostanza, della realtà compiuta sulla mera informe possibilità; il prete libertario don Malangone disse che la Genesi non parlava di uova ma di animali già completi; il fisico quantistico Mazzarella lo illuminò, invece, sul fatto che uovo e gallina possono essere nati entrambi per primi grazie a un fenomeno chiamato ordine causale indefinito, non esistendo in quantistica fra gli eventi un nesso di causalità immutabile e prestabilito. Rimasta tutta la questione nella più totale incertezza, venne il giorno del raduno sovranista. La sera precedente Luce aveva fatto rastrellare tutti i presenti nei suddetti circoli politici e ricreativi (in pratica poveri vecchi dediti al tressette) e per buon peso i professori interpellati da Robertino. All’arrivo di Parrinacci, attaccò una banda con marcette militari e il vice questore aggiunto quasi si prostrò ai piedi del tribuno, mentre i seguaci intonavano un rimaneggiato (quanto ridicolo) Menomale che Roberto c’è. Per finire, arrivò il parroco don Procolo Porcino ad abbracciare il demagogo oratore. Insomma, successe poi quanto segue.
Parrinacci inforcò il programma e ne lesse i capisaldi: disse stranieri (e il macellaio indiano Kumar Sandeep dalla barba braminica nerissima lo osservava sorridendo mentre molava un coltellaccio sull’uscio di bottega); allora disse donne (sorse da via Trieste un fiume umano di ragazze con pollici e indici congiunti a losanga, alti sopra la testa che gridavano assordanti «Che tremi ogni fascista, machista, razzista, maschilista!» Infine disse lavoro (dal lato della stazione, invase il corso una fiumana di uomini, di ragazzi e di bandiere rosse che facevano una tenaglia ideale col corteo delle femministe). D’un tratto, si sentì il boato di fuochi pirotecnici nel cielo sovrastante il palco e da piazza Amendola si levò, come se fosse una mongolfiera, una gigantesca bandiera raffigurante un volto bicipite, metà Che e metà Maradona. Fu allora che partì contro il palco una fittissima sassaiola di uova marce, così intensa da oscurare il cielo.
Rifugiarsi in municipio fu l’unica soluzione, che indusse Parrinacci per lo spavento a un ritiro spirituale di un anno in un convento della Sila, e il sarto Savarese, impiastrato di albumi e tuorli, a riflettere mestamente sul primato dell’uovo sulla gallina.
10 Ottobre 2026 – © riproduzione riservata




