Treofan, l’Asi fa la voce grossa con Jindal

Nella drammatica e paradossale vicenda che da un anno vede protagonisti l’azienda battipagliese Treofan, i suoi dipendenti e il nuovo “padrone” indiano Jindal, si attende con ansia una buona notizia, una “fumata bianca” che consenta ai 54 dipendenti in cassa integrazione di tornare a lavorare e alla fabbrica di non chiudere definitivamente i battenti. Ci sono degli spiragli, ci sarebbero dei potenziali acquirenti pronti a rilevare lo stabilimento per riavviare la produzione o per riconvertirla, c’è una timida azione di mediazione del ministero dello sviluppo economico. Quello che, purtroppo, manca è la volontà della nuova proprietà di garantire un futuro alla Treofan. Gli indiani del gruppo Jindal, infatti, dopo aver acquistato a un prezzo irrisorio l’impianto di Battipaglia (sono proprietari di impianti analoghi a Terni, a Brindisi e in Germania) lo hanno chiuso, avviando l’iter per il licenziamento collettivo dei dipendenti. Non solo, ma la multinazionale indiana non sembra interessata nemmeno alla vendita dello stabilimento, tant’è che si presenta svogliatamente ai “tavoli” al Mise con improvvisate delegazioni.
In questo quadro deprimente è arrivata una notizia incoraggiante. L’Asi Salerno (il consorzio area sviluppo industriale, ente competente a pianificare e autorizzare gli insediamenti nelle aree industriali nella nostra provincia) ha intrapreso un’iniziativa che, se non garantirà una soluzione immediata del problema occupazionale, almeno ristabilirà condizioni di maggiore equità in zona industriale e, potenzialmente, potrebbe porre le condizioni per nuovi posti di lavoro a Battipaglia. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi lo scorso 4 novembre a Salerno, il presidente dell’Asi Antonio Visconti, il deputato salernitano Piero De Luca e il presidente di Confindustria Salerno Andrea Prete, hanno illustrato lo spirito e le modalità dell’intervento che l’Asi si appresta a fare. Avendo censito i lotti ancora disponibili in zona industriale, in occasione del riconoscimento della nostra come Zes (zona economica speciale), i vertici dell’Asi hanno accertato che tra le aree non utilizzate ci sarebbe una gran parte dei terreni concessi alla Treofan. Per avere un’idea, su oltre 200.000 metri quadri in possesso dell’azienda oggi indiana, solo poco più di 20.000 sarebbero occupati dallo stabilimento e dalle sue pertinenze, il resto risulterebbe inutilizzato. 
L’Asi, col placet di Confindustria e su impulso dell’onorevole De Luca, è intenzionata a rientrare in possesso di quei 18 ettari liberi per renderli disponibili per nuovi insediamenti produttivi. Due piccioni con una fava, si potrebbe dire: da una parte si “sanziona” un’azienda che lascia il territorio e abbandona i suoi dipendenti, dall’altra si pongono le condizioni per ospitare nuove imprese e per creare posti di lavoro. Su questo punto sono apparsi molto determinati sia Piero De Luca che Antonio Visconti: entrambi hanno ribadito che non si può più consentire a chi calpesta la dignità dei lavoratori di continuare a godere di condizioni favorevoli o, addirittura, di privilegi. «Dobbiamo sanzionare i comportamenti speculativi di chi viene a depredare il nostro territorio, per questo stiamo lavorando a un’ipotesi di revoca della concessione sui suoli inutilizzati; questo consentirà di trovare spazio per quegli imprenditori sani che possono offrire lavoro e opportunità di sviluppo», ha dichiarato ai giornalisti il deputato  del Pd. 
Sulla stessa linea il presidente Visconti che ha sottolineato: «Il nostro è un intervento che vuole ribadire la volontà delle istituzioni, in primis la Regione, di intervenire per trovare una soluzione alla vicenda Treofan, un’azienda che è stata un fiore all’occhiello del polo industriale chimico battipagliese».
La notizia ha, se non rincuorato, almeno lenito la delusione dei lavoratori Treofan: dopo mesi di attesa e tanti dinieghi, finalmente hanno intravisto la volontà concreta di occuparsi del loro presente e del loro futuro. Battipaglia confida che dalle intenzioni si passi presto ai fatti: ben venga la revoca della cessione delle aree inutilizzate, ben vengano le nuove imprese. A patto che non trattino rifiuti o producano tombini.

Francesco Bonito

8 novembre 2019 – © Riproduzione riservata

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