Testimonianza d’amore

Martedì mattina, 7 maggio: mi trovavo nel mio studio, impegnato nelle solite attività quotidiane, quando è arrivata la notizia della morte in ospedale di un bambino di 10 anni. Il giorno prima il papà di Pasquale mi aveva telefonato per dire che nella notte fra domenica e lunedì Pasquale era stato ricoverato. Ho collegato le due cose ma ho preferito eliminare subito il pensiero funesto. Il presentimento ha lasciato il posto alla certezza quando è squillato il telefonino e ho letto il numero della nonna materna. Ho capito che Pasquale non c’era più. 
Perdere un bambino, per un pediatra, è come perdere un pezzo della propria esistenza. Il pediatra accompagna negli anni la crescita di un bambino ed io per un decennio ho partecipato al percorso di vita di Pasquale e della sua famiglia e prima ancora ho visto crescere la sua mamma. Spesso le condizioni di salute di Pasquale ci hanno fatto preoccupare ma ce l’ha sempre fatta. Quello che poi è accaduto ci ha lasciato tutti sgomenti. 
Durante i funerali ho assistito alle varie manifestazioni di affetto della comunità verso Pasquale e la sua famiglia. Tutto molto toccante, emozioni forti; la morte, quella di un bambino poi, è un evento che lascia sempre impietriti, ci pone di fronte alla nostra caducità e fragilità, genera interrogativi sulla nostra esistenza terrena e generalmente induce a buoni propositi per il futuro. È esperienza comune che i sentimenti di fratellanza, di rispetto, di tolleranza, di pace e di amore reciproco, che un momento del genere suscita, dopo qualche giorno sono già dimenticati. I dieci anni trascorsi affianco a Pasquale ed alla sua famiglia mi portano a dire che la loro esistenza non è stata scandita da emozioni passeggere ed effimere. L’amore che l’ha caratterizzata non era qualificato dai cuoricini di whatsapp o di facebook, dalle camerette piene di giocattoli, dalle feste megagalattiche in ludoteca, dai vestitini firmati. È stato un amore profondo, quotidiano, testimoniato da azioni concrete. Dall’accettazione della nascita di un bambino con seri problemi di salute, alle corse in ospedali fuori regione, agli interventi chirurgici, alle trepide attese in asettiche stanze d’ospedale, alle notti insonni. Tutte le volte che ci ritrovavamo insieme a discutere dei problemi di Pasquale non ho mai ascoltato lamentele. 
In tutti questi anni ho visto madri abbandonare i loro figli in ospedale perché affetti da patologie importanti, coppie che si separavano perché incapaci di sopportare il peso di un figlio malato. 
Cos’è se non l’amore a far crescere sereno un figlio senza che venga condizionato dai suoi problemi fisici. In questi anni Pasquale ha potuto vivere pienamente e intensamente la sua vita, ha praticato sport, si è divertito con i suoi amichetti, si è tuffato tra le onde del mare nei mesi estivi, ha vissuto la magia del Natale, la gioia della Pasqua, ha ricevuto carezze ed anche sgridate quando occorrevano. Ha potuto godere di tutto ciò grazie alla vicinanza amorevole dei suoi genitori e della sorellina, all’amore tenero dei suoi nonni e dei suoi zii. 
L’ultima volta che è venuto allo studio, nell’andarsene mi ha salutato con la sua manina, sorridendo. Lo voglio ricordare così, testimonianza di amore imperituro.

Roberto Lembo

18 maggio 2019 – © Riproduzione riservata

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