L’affare De Amicis (di Fabio De Santis, 13/09/2013)

Scrivo dopo l’articolo di Fabrizio Petrone Ex scuola De Amicis: una denuncia e una proposta, apparso in Nero su Bianco n.188. Discorso meritevole di approfondimento da parte della comunità battipagliese, già abbondantemente martoriata da logiche speculative in vigore da decenni. La vicenda De Amicis dovrebbe appassionare la città, se si confida nel valore storico-culturale dell’edificio. Del resto quanti sono, a Battipaglia, i luoghi ricchi di memoria e di fascino simbolico? Non molti e quasi sempre non valorizzati. Un dato che ci rimanda ad una nostra “povertà” di patrimonio storico, tale da spingerci a pensare di gettare, una buona volta, le basi per una manifesta identità culturale per la città. La richiesta inviata alla Soprintendenza, da parte del Comune, è già di per sé foriera di sventure, in quanto spetterebbe allo stesso Ente comunale riconoscere, in primis, il valore dell’edificio. Come spetta ai battipagliesi accreditare l’ex scuola di significato, per contribuire a curarne le possibilità d’uso. Chiaramente diventa complicato chiedere lungimiranza ad un Comune in pre-dissesto, il cui stato economico incoraggia le mire espansionistiche di privati desiderosi di generare profitto in fretta. Dall’altro lato sarebbe utile, se fosse possibile, misurare il valore simbolico posseduto dall’edificio nell’immaginario collettivo. Temo che l’esito della rilevazione metterebbe in luce le endemiche lacune del profilo storico della città. A questi problemi bisogna rispondere che non sarà certo l’ennesima appropriazione degli speculatori di un pezzo di città a dare slancio economico. Non si possono neanche avere speranze di rinascita socio-economica senza il riconoscimento della memoria storica di una comunità. E poi, la consapevolezza delle fragilità suddette potrebbe essere la spinta propulsiva per non abbandonare la ex scuola al degrado del fatuo vandalismo edil-commerciale. L’alternativa è rappresentata dall’edificazione di un patrimonio di beni astratti e concreti. La storia e la cultura si fondano su uomini, eventi, testimonianze che necessitano di cure e vanno interrogate ogni volta dalle nuove generazioni. Perciò sono necessarie le tracce che rievocano la memoria collettiva, i significati per il riconoscimento della comunità. È uno sforzo che richiede la conservazione del patrimonio e la fruibilità da parte delle persone. Anziché ricostruire sulle macerie, si provi a preservare e a valorizzare. Si dia slancio ad una volontà civile pioneristica, tesa a fondare l’appartenenza ad una storia. Prendo un punto della proposta di Petrone, destinare il primo piano a biblioteca comunale, per avanzare, a mia volta, l’idea di un progetto culturale che vale da personale contributo di chi, per ragioni di lavoro, non vive più a Battipaglia da anni. Si implementi la biblioteca comunale di volumi, reperendo eccedenze da altre biblioteche; sviluppando relazioni con associazioni; acquisendo fondi cartacei da privati. Si raccolgano i libri pubblicati da autori battipagliesi e si costituisca una sezione specifica. L’iniziativa potrebbe coinvolgere scuole, associazioni, volontari e il Comune patrocinare la pubblicazione di cataloghi di artisti locali. La sezione potrebbe accogliere anche materiale audio-visivo.

Si fondi un archivio storico, per quanto il patrimonio battipagliese sia da considerarsi scarno rispetto ad altre ricche realtà italiane. Si potrebbero sistemare i documenti scritti, fotografici, promuovere pubblicazioni sui principali avvenimenti storici della città, come i processi di urbanizzazione e industrializzazione, gli insediamenti culturali e architettonici; la tradizione agro-alimentare. Si istituisca, poi, una biblioteca per ragazzi che faccia da polo di aggregazione per i futuri adulti di Battipaglia. Appare chiaro che il materiale dovrebbe essere adeguatamente archiviato, anche in formato elettronico, supportato da un sito e inserito nella rete nazionale delle biblioteche. La valenza pioneristica di tale impresa richiede una volontà diffusa e una lungimiranza politica. Condizioni non facili da realizzarsi. Per questo motivo l’iniziativa non è da considerarsi così piccola come sembra a prima vista.

Fabio De Santis

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