La città letterata


Da domenica 23 aprile, a Battipaglia e a Salerno, la buona letteratura riprende la scena al bar e in boutique: parte CaLet, la rassegna a cura del battipagliese Gianluca Liguori. Il bar Capri di Battipaglia, e Sciglio Vintage, nel centro storico di Salerno, faranno ancora da cornice alle presentazioni di quattro romanzi.
Enrico De Vivo, autore di Poche parole che non ricordo più, pubblicato nella collana Quisiscrivemale dell’editore romano Exòrma, sarà il primo ospite: il 23 aprile alle 19, a Battipaglia, e il 24, alla stessa ora, a Salerno.
De Vivo, classe 1963, è nato a Nocera Inferiore e vive ad Angri. Ideatore e direttore della rivista letteraria Zibaldoni.it, ha curato il volume Racconti impensati di ragazzini (Feltrinelli, 1999) e, con Gianluca Virgilio, l’antologia Il fior fiore di Zibaldoni e altre meraviglie (Edit Santoro, 2004). Ha scritto cinque pezzi in prosa in Sonetti del Badalucco nell’Italia odierna (Feltrinelli, 2010) di Gianni Celati, che, del suo Divagazioni stanziali (QuiEdit, 2009), ha scritto: «Devo dirglielo a Enrico De Vivo che il suo libro è molto diverso dai libri che si scrivono e pubblicano con grande sfarzo di elogi pubblicitari. Devo dirglielo perché adesso le cose vanno così, e magari non si considera il garbo delle sue frasi».
Poche parole che non ricordo più è un romanzo picaresco in forma di ritratti, ambientato in una Campania immaginaria, a tratti onirica, dove le vite dei personaggi si fondono tra realtà e sogni malinconici: libro sugli ultimi e i dimenticati, Il romanzo è un viaggio, attraverso un itinerario affastellato di comicità e grottesco, alla ricerca di qualcosa di inafferrabile ma sempre a portata di sguardo, per comprendere che la fantasia non è per niente evasione, ma può essere una guida alla sopravvivenza per animi stanchi.
«Il realismo di De Vivo si allunga in toni magici, lo scrittore cerca il modo migliore per creare qualcosa di incantato, che esca dai luoghi e dal tempo […] De Vivo ha il merito di osare, di non temere cadute, spinto dalla convinzione che scrivere sia una necessità umana» (Davide Morganti, Il Mattino).
La rassegna, con la formula della doppia location, proseguirà il 14 e 15 maggio con il fiorentino Francesco D’Isa, al suo terzo romanzo: La stanza di Therese, un misto tra diario, romanzo epistolare, saggio filosofico e graphic novel, pubblicato nella collana Romanzi di Tunué, il cui direttore editoriale Vanni Santoni ha detto: «Non so quanti “romanzi epistolari annotati” esistano: io dico nessuno. Se poi ci mettiamo pure il collage alla Max Ernst, non c’è neanche bisogno di venire a dire, per incuriosire il prossimo, che il tema del romanzo è Dio».
Il 4 e 5 giugno sarà la volta della scrittrice Anna Giurickovic Dato, classe 1989, nata a Catania e residente a Roma, che presenterà il romanzo d’esordio, pubblicato per Fazi, La figlia femmina, candidato al Premio Strega.
«Un romanzo concentrato e disturbante, a tratti quasi gotico, che attraverso il ritratto di una bambina “difficile” affronta il tema del contagio del male» (Filippo La Porta, Il Sole 24 ore).
L’ultimo doppio appuntamento, 25 e 26 giugno, vedrà protagonista Enrico Macioci, già ospite della scorsa edizione con Breve storia del talento, che presenterà la sua ultima fatica, Lettere d’amore allo yeti (Mondadori).
«Uno degli autori più interessanti nel nostro panorama letterario attuale» (Demetrio Paolin, Flanerì).

21 aprile 2017 – © Riproduzione riservata
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