Gioventù brasata

E beh, occorre dire che alla fine s’è fatto, il salto di qualità. Da anni, ormai, non c’è storia di arresti per droga a sud di Napoli che non coinvolga, in un modo o nell’altro, anche Battipaglia.
Decine di indagati per volta, vere e proprie retate nottetempo che non risparmiamo nessun quartiere. E a ogni blitz, sulle facce un po’ di tutti, la meraviglia e lo stupore di chi pare essere stato catapultato violentemente da un mondo fiabesco alla cruda realtà.
Perché nell’immaginario collettivo questo sembrava un problema superato da almeno vent’anni, dall’epoca in cui la tossicodipendenza era un fenomeno comunque ingestibile ma almeno visibile: per gli effetti fisici e psichici immediatamente devastanti, per quel perbenismo sociale che costringeva chi ne era affetto ad autoghettizzarsi ai margini, per quell’indotto di microdelinquenza alimentato dai costi esorbitanti imposti dal circuito distributivo.
Alla fine, con troppa facilità, si è creduto che il non dover raccattare più giovani dalle panchine finiti in overdose, o la diminuzione delle siringhe sporche nelle ville comunali, o la possibilità di lasciare l’autoradio in macchina con una certa serenità, fossero il segnale di definitiva chiusura di quel periodo storico e dei relativi disagi generazionali.
In realtà no, la cronaca dice che non è così. Sono semplicemente cambiati i metodi, i prodotti, l’organizzazione. Ma la droga, qua da noi, continua a essere un problema serio, forse oggi più di ieri. Per l’impatto psicologico, innanzitutto: dalla cocaina, al crack, alle anfetamine, agli allucinogeni, le modalità di assunzione, rispetto allo squallore di lacci al braccio e aghi nelle vene, sottendono un che di leggero, innocente, consuetudinario. Ingoi mescalina come fosse una maalox, e nel gesto quindi ci ritrovi una simbologia, anziché distruttiva, assolutamente curativa. Tutt’altra cosa, quando occorreva pungersi il corpo infognati in qualche tugurio nascosto ai passanti.
E l’abbordabilità del costo, poi. È innegabile che, vuoi per l’intensificarsi della concorrenza, vuoi per il più ampio ventaglio di sostanze prodotte, vuoi per la qualità sempre più infima di ciò che viene messo in circolazione, oggi reggere una situazione di tossicodipendenza non significa necessariamente finire a borseggiare sull’autobus o a rapinare negozi. Basta fare un po’ di straordinari, o avere un doppio lavoro. O essere reclutati come “dettagliante” nell’organizzazione piramidale di vendita che contraddistingue il nuovo modus operandi della malavita organizzata: spaccia per me e non mi paghi quello che consumi tu. Come quando scali il costo della tapparella riparata a tue spese dal canone di fitto, ma un tantino meno legale. Compro e vendo, e alla fine è una partita di giro simile all’Iva: il costo vero se lo becca tutto il consumatore finale. Che, quasi sempre, è quello che nella catena di vendita può spendere molto: oh sì, che può spendere.
Quando pensate a Battipaglia come all’isola felice immune da vizi, quindi, guardatevi bene intorno. Perché un detto contadino d’un secolo fa diceva che nessuna volpe rischia il bastone per un solo uovo. Se osa, se si avvicina al fattore, è perché ha annusato che lì c’è un pollaio.

Ernesto Giacomino

19 aprile 2019 – © Riproduzione riservata

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