
Riscoprire le proprie radici per scrivere il proprio futuro: è questo l’obiettivo del progetto culturale “Lo sguardo delle tabacchine”, promosso dalle associazioni Civica Mente e Generazioni d’Idee. L’iniziativa, che ha ottenuto il patrocinio del Comune di Battipaglia, si è svolta sabato 2 maggio presso i locali dell’ex ERSAC di via Belvedere, aperto al pubblico per l’occasione dopo anni di chiusura: al centro della giornata la presentazione della mostra partecipativa allestita dal 4 al 9 maggio presso il Salotto comunale, pensata per riportare al centro della memoria collettiva la storia delle donne che con sacrificio e duro lavoro hanno contribuito a costruire l’identità sociale della nostra città.
Il dibattito pubblico che ha fatto da cornice all’intero evento si è concluso con la proclamazione dei vincitori del contest artistico lanciato dalle associazioni promotrici: Nadia Leo (primo posto), Giorgia Catarozzo (secondo posto), Sara Paraggio (terzo posto). Il percorso artistico è culminato, infine, con il vernissage dell’artista Mino Centanni, autore di un imponente murale dedicato al Tabacchificio di Battipaglia e alle sue tabacchine. L’opera, sviluppata su un muro lungo quindici metri in piazza Ciranna, “si presenta come una grande metafora di continuità: la memoria del lavoro che si trasforma in costruzione del futuro, foglia dopo foglia”.
Per l’occasione abbiamo quindi incontrato Valerio Giampaola, consigliere comunale e segretario politico di Civica Mente.
Consigliere Giampaola, com’è nata l’idea di realizzare questo evento?
«L’idea era quella di celebrare il Primo maggio, unendo la Festa dei lavoratori alla nostra storia civile; ma abbiamo anche voluto ancorare questo evento culturale ad un impegno: la città, durante l’Amministrazione Zara, decise di acquisire il Tabacchificio al patrimonio comunale, ma da allora nessuno ha mai provato a farci niente. È stata anche l’occasione per ragionare su questo».
Da qui il titolo dell’evento…
«Sì. Chiaramente “Lo sguardo delle tabacchine” è uno sguardo che guarda al passato ma che si rivolge al futuro e passa per il presente. Nei mesi scorsi abbiamo effettuato un servizio fotografico dettagliato sullo stato attuale del Tabacchificio, recuperando dei reperti e donandoli al Comune: essiccatori, cassette, utensili che servivano al lavoro delle tabacchine. Li abbiamo restaurati, esposti durante la mostra, e ora abbiamo chiesto al Comune di conservarli in attesa di avere, finalmente, un polo museale in città».
Quali frutti ha prodotto, a suo avviso, questa giornata?
«Uno su tutti: l’opportunità di svolgere l’evento presso i locali dell’ex ERSAC. Un luogo bellissimo, sotto gli occhi di tutti i battipagliesi da sempre, ma a cui nessuno riesce a dare né un nome né una collocazione: molti ci hanno detto che questa, in sessant’anni, è stata la prima volta che hanno avuto l’opportunità di entrarci e visitarne gli spazi».
Quale futuro, quindi, per il Tabacchificio di Battipaglia?
«Sono tanti gli spunti emersi, dal polo fieristico al polo culturale con postazioni di coworking, ma pensiamo anche ad uno sviluppo multi-ente con un ragionamento serio fatto con l’Università di Salerno, destinando quei luoghi a qualche facoltà o a qualche corso di alta formazione. Le idee sono tante, i fondi ci sono: adesso c’è bisogno di sentirsi grandi, e forse lo sguardo delle tabacchine serve soprattutto a questo».
Nella foto: l’interno del Tabacchificio di via Rosa Jemma
16 maggio 2026 – © riproduzione riservata




