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Palazzopoli: i giudici decidono di archiviare

di Carmine Landi
15 Maggio 2026
in Politica

Battipaglia ha visto crescere palazzi e sospetti nello stesso tempo, tra gru, carte comunali, consulenze tecniche e sigilli. Ora, su un altro dei filoni aperti attorno a quella stagione, arriva il punto fermo del giudice: archiviazione. Il Gip del Tribunale di Salerno, Valeria Campanile, ha accolto la richiesta avanzata dai pubblici ministeri Alessandro Di Vico ed Elena Cosentino nel procedimento nato dagli accertamenti su alcuni fabbricati realizzati a Battipaglia. Un atto giudiziario che chiude questa porzione dell’indagine, pur lasciando intatta la complessità d’un fascicolo cresciuto tra consulenze, sequestri, ricorsi al Riesame e procedimenti paralleli. La formula scelta dalla Procura contiene l’essenza della decisione: gli elementi raccolti, scrivono i pm, risultano inidonei a fondare una “prognosi favorevole di condanna in un eventuale futuro dibattimento”. 

L’inchiesta, come ricostruito nella stessa richiesta d’archiviazione, era nata dal lavoro dei finanzieri e dei carabinieri di Battipaglia e dal riscontro di “presunte irregolarità urbanistico/edilizie afferenti a un cospicuo numero di fabbricati ubicati nel principale centro della piana del Sele”. A quel primo nucleo investigativo erano seguite cinque consulenze tecniche in materia urbanistico-edilizia, dalle quali la Procura aveva inizialmente tratto elementi ritenuti idonei a sostenere il fumus dei reati ipotizzati. I permessi di costruire finiti nel ragionamento investigativo erano diversi. Nel perimetro dell’archiviazione entrano soprattutto gli interventi collegati all’immobile tra via Olevano e via Papa Giovanni XXIII; al fabbricato di via Paolo Baratta e all’immobile di via Belvedere 18. La Procura richiama anche altri titoli edilizi, ossia quelli al civico 176 di via Olevano e quello di piazza della Repubblica, ma quel tratto corre su binari diversi: per alcune posizioni, infatti, l’azione penale è confluita in un altro procedimento. Gli indagati del filone archiviato sono Salvatore Anzalone, consigliere comunale coinvolto fuori dalla sua veste istituzionale, Anna Iorio e Gaetano Malangone, funzionari dell’Ufficio tecnico comunale, Rosa Scifo, madre di Anzalone e rappresentante legale d’una delle imprese coinvolte, Giovanni La Padula e Giovanni La Padula junior, proprietari dello stabile di via Baratta, Adriano Campione, Daniele Ruggiero e Ivan Casillo, collegati al palazzo di via Belvedere, Giorgio Bove, Antonio e Bruno Mauriello e Guido Falcone, progettisti, Antonio Cafasso, amministratore di cantiere, e Marcello Pazzanese, imprenditore nel settore delle demolizioni. Le ipotesi originarie ruotavano intorno agli abusi edilizi e, per alcune posizioni tecniche, al falso ideologico. L’idea investigativa, nella fase iniziale, era che alcuni interventi fossero stati autorizzati sulla base d’una lettura ritenuta illegittima della normativa urbanistica e degli strumenti edilizi disponibili. Per questo erano arrivati i sequestri preventivi. Poi il quadro cautelare ha cambiato direzione. 

Il Tribunale del Riesame di Salerno, chiamato a valutare alcuni provvedimenti, ha escluso per parte degli immobili la sussistenza del fumus commissi delicti e ha disposto il dissequestro dei fabbricati. È questo il punto che orienta l’esito finale. La Procura, nella richiesta, dà atto che il Riesame “ha escluso la sussistenza del fumus commissi delicti delle fattispecie incriminatrici ipotizzate e, per l’effetto, ha disposto il dissequestro dei fabbricati”. I pm mostrano anche il loro dissenso tecnico rispetto a quella lettura. Le ordinanze del Tribunale della Libertà, scrivono, si fondano sulla “pedissequa adesione, da parte dei giudici cautelari di seconde cure, alle considerazioni prospettate dai consulenti tecnici di parte”. Una frase che restituisce la distanza tra le valutazioni della Procura e quelle del giudice cautelare. Distanza che, però, sul piano processuale, trova un limite preciso: il ricorso in Cassazione contro provvedimenti cautelari reali può essere proposto soltanto per violazione di legge, e la diversa valutazione tecnica del fatto resta fuori da quel perimetro. Da qui il passaggio più delicato dell’intero atto: “Pur non condividendo nel merito le decisioni del Tribunale del Riesame”, la Procura ha ritenuto di non poterle impugnare. L’eventuale processo, da dettami della riforma Cartabia, dovrebbe avere una prospettiva concreta, misurata sulla possibilità che l’accusa regga davanti al giudice. La richiesta nega questa circostanza: “Sarebbe un azzardo l’esercizio dell’azione penale senza ragionevole prevedibilità della condanna”. 

La nuova archiviazione si inserisce in un quadro investigativo più ampio, già attraversato da un altro epilogo noto. Un diverso filone, anch’esso legato ai palazzi e, in quel caso, finanche alle ipotesi di accordi politico-elettorali in prossimità delle comunali 2021, aveva coinvolto tra gli altri la sindaca Cecilia Francese, l’ex sindaco Giovanni Santomauro, il consigliere Francesco Falcone, il dirigente tecnico Carmine Salerno, oltre a imprenditori e altri soggetti del comparto edilizio. Anche in quel caso, la Procura aveva chiesto l’archiviazione per carenza d’una ragionevole previsione di condanna. 

In parallelo, un’altra vicenda giudiziaria — distinta da quella urbanistica — riguarda il Comune di Battipaglia. Un funzionario comunale in servizio all’Ufficio Personale, Vittorio Del Tufo, è stato citato a giudizio dalla Procura di Salerno. L’udienza di comparizione predibattimentale è fissata al 12 novembre 2026, dinanzi al giudice monocratico. Le ipotesi formulate sono truffa aggravata ai danni dell’ente e falsa attestazione della presenza in servizio; secondo l’accusa, il dipendente avrebbe inserito manualmente nel sistema informatico le proprie timbrature relative ai giorni 13, 17 e 24 ottobre 2023, senza utilizzare badge magnetico e terminale marcatempo. Anche qui serve precisione. L’udienza predibattimentale è una soglia tecnica introdotta per i procedimenti a citazione diretta davanti al giudice monocratico. Prima del dibattimento, il giudice verifica la regolarità degli atti, valuta eventuali richieste delle parti e decide se il fascicolo debba approdare al processo vero e proprio oppure arrestarsi prima. 

16 maggio 2026 – © riproduzione riservata

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