
«L’ordine è arrivato da Salerno». Cecilia Francese lo dice senza abbassare la voce. Sul tavolino di un bar, in pieno centro, ha davanti a sé il decreto che poche ore prima il prefetto Francesco Esposito ha firmato per sciogliere il Consiglio comunale di Battipaglia e affidare la fascia tricolore al commissario Castrese De Rosa. Dieci anni e tre mesi di governo sono finiti dentro poche pagine. Lei le tiene lì, accanto al caffè, mentre ripercorre la caduta e indica anche il luogo dal quale, secondo la sua lettura politica, sarebbe partita la spinta decisiva: la segreteria regionale del Pd e Piero De Luca.
Al suo fianco siede Maria Gabriella Catarozzo, la vice che ha attraversato per intero l’era Francese. Assessore al Bilancio dal giugno del 2016, quando Battipaglia affidò per la prima volta le redini dell’amministrazione all’endocrinologa, è rimasta accanto alla prima cittadina fino al primo ottobre 2026, il giorno in cui le mani alzate hanno anticipato di sette mesi la conclusione naturale del secondo mandato. In mezzo, due elezioni vinte, crisi politiche, bilanci da rimettere in ordine, opere rimaste a metà e una maggioranza che, negli ultimi mesi, si era consumata consigliere dopo consigliere.
Francese parla ormai da ex sindaca, ma usa raramente il passato. La sfiducia, nella sua ricostruzione, nasce in seno alla corsa per le prossime Comunali; il voto che l’ha mandata a casa avrebbe avuto l’obiettivo d’impedirle di arrivare alla scadenza naturale con il peso politico e la visibilità del ruolo.
Poi il racconto si sposta sulle ferite interne. Sui rapporti spezzati e, quasi senza soluzione di continuità, sul futuro. Perché il decreto davanti ai suoi occhi chiude l’amministrazione, ma nelle sue parole apre già un’altra partita: «La sfiducia ci ha compattati. Vogliamo costruire un terzo polo, alternativo a destra e sinistra, capace di vincere le elezioni».
A qualche giorno di distanza, come motiva il voto di sfiducia nei suoi confronti?
«Non si sfiducia un sindaco a sette mesi dalla fine del mandato. Non volevano restassi in carica nel 2027 perché timorosi che una mia maggiore visibilità avrebbe potuto condizionare le elezioni. Ho subito attacchi personali livorosi, ma l’atto gravissimo perpetrato, più che nei confronti della sindaca Francese, è ai danni della città».
Si riferisce anche alla bocciatura delle ultime variazioni di Bilancio?
«In ballo c’erano i 13 milioni di euro dei Prius, i 12 milioni per la bonifica della discarica, gli 1,4 milioni per il Polo della legalità. A tal proposito, quest’ultimo intervento in viale Inghilterra avrebbe consentito anche di liberare l’ex Tabacchificio. Avevamo avuto un confronto con il rettore dell’Università, che aveva manifestato la volontà di realizzare lì, in via Rosa Jemma una sede dell’Ateneo».
Si sente tradita?
«Sì. Dall’opposizione urlavano che non avrei mangiato il panettone. E poi, nell’ex maggioranza, c’è stata una persona che, dopo essersi candidata con Etica e aver preso i voti di quella lista, aveva già fatto scomparire il mio simbolo».
Si riferisce alla consigliera Nicastro Mellone?
«Sì. Negli ultimi mesi è venuta a impormi il nome di un assessore, imbattendosi in un mio netto diniego».
Quel mancato assessore è Marco Campione?
«Il nome non lo faccio. Lo sanno tutti. Io ho ribattuto che non avrei potuto inserire in giunta una persona che mi attacca ogni settimana. Lei disse che ci sarebbero state delle conseguenze».
È vero che le avevate proposto di essere la vicesindaca?
«Dalla mia bocca non è mai uscita una simile proposta. Lei voleva quell’assessore, e voleva la testa del dirigente dell’Ufficio tecnico, l’ingegnere Carmine Salerno, nonostante l’apporto fondamentale di quest’ultimo all’azione di governo».
Qual è stato il suo più grande errore politico?
«Ho sbagliato a fare certe alleanze e nella composizione delle liste: avrei dovuto salvaguardare quelli di Etica e mettere altrove gli altri».
Più volte i consiglieri hanno lamentato uno scarso coinvolgimento…
«Lo spazio è stato dato a tutti. L’opposizione lagnava di non essere
stata coinvolta, ma non è vero: le commissioni consiliari funzionavano, tant’è che sono state adottate molte loro proposte».
Le più grandi soddisfazioni?
«Nel primo mandato la battaglia contro gli olezzi del sito di compostaggio di Eboli: presentammo 20 denunce e arrivarono il sequestro e i lavori all’ex Stir. Nel secondo, il risanamento: abbiamo preso una città con 22 milioni di disavanzo e la lasciamo con 10 milioni di avanzo».
Su diverse opere pubbliche, però, c’è stata anche tanta lentezza.
«Molte volte subentrano le difficoltà esterne: allo stadio Sant’Anna, giusto per fare un esempio, ci sono delle problematiche che sono legate alla ditta appaltatrice».
Nel corso delle “consultazioni” cosa le è stato chiesto dall’opposizione?
«Volevano l’azzeramento della giunta, che hanno ottenuto, la nomina di quattro assessori tecnici, in discontinuità con il passato, e poi il blocco dei concorsi, ma quel documento, in Consiglio, non lo hanno neppure tirato fuori. Erano arrivati già decisi a mandarmi a casa, al di là di ciò di cui si sarebbe discusso».
E, secondo lei, perché sarebbero stati così irremovibili?
«L’ordine è arrivato da Salerno: basta leggere il comunicato del Pd. D’altronde hanno provocato la caduta delle amministrazioni nei quattro comuni della Piana del Sele, a Campagna, a Capaccio Paestum, a Eboli e a Battipaglia, e hanno chiuso il cerchio in vista delle prossime elezioni perché vogliono mettere mano qui. Ma io non lo permetterò mai!».
Quando parla di Salerno, e quindi del Pd, a chi allude?
«Mi riferisco alla segreteria regionale, e quindi a Piero De Luca. Con il padre Vincenzo ho sempre avuto un ottimo rapporto: indipendentemente dai colori politici, un buon presidente di giunta regionale, e lui lo è stato, va incontro ai territori. L’operazione che porterà alla realizzazione del nuovo ospedale, per esempio, è stata concordata con lui».
E perché Piero De Luca avrebbe avuto l’obiettivo di mandarla a casa?
«Credo per l’acredine figlia della precedente campagna elettorale».
Lei ha detto che il suo impegno continuerà. In che modo?
«La sfiducia ci ha compattati. In questi giorni abbiamo già programmato d’incontrarci per parlarne. Intendiamo costruire un terzo polo, alternativo a destra e sinistra, in grado di vincere le elezioni».
Chi sarà il vostro candidato sindaco?
«Non lo abbiamo ancora individuato. Chissà, se ci fosse lo sblocco del terzo mandato…».
Lei correrà comunque per un posto in Consiglio comunale?
«Non ho ancora deciso: dipende da chi sarà il candidato sindaco».
Ha pensato alle prossime elezioni politiche?
«Lo farei, se si tornasse davvero al sistema delle preferenze: mi verrebbero a cercare loro, perché sanno che il consenso ce l’ho».
Cosa resta di questi giorni, sul piano umano?
«La bellezza di centinaia di messaggi di solidarietà: il mio numero ce l’hanno davvero tutti. Mi ha colpito anche la tristezza dei più giovani dipendenti comunali, presenti in Aula la sera della sfiducia: è bello essere entrata nei loro cuori».
E il più grande rammarico?
«Non poter portare avanti in prima persona le molteplici iniziative avviate. Giovedì, per esempio, Ferrovie dello Stato farà un sopralluogo al PIU Europa per valutare i lavori necessari a sbloccare l’opera: troveranno un funzionario, non il sindaco».
Dove si vede tra cinque anni?
«Sicuramente nel mio studio medico e sicuramente nella mia città. Il mio impegno politico non finisce qui».
Qual è stato il limite di questa amministrazione?
«Forse, per non perdere le grandi opere, che rappresentavano un’opportunità irripetibile per la città, non ci siamo soffermati adeguatamente su interventi più piccoli, come i marciapiedi e le strade, sulle quali pure abbiamo lavorato. Rammarica anche il mancato potenziamento di Alba: di qui a poco sarebbe stata discussa la delibera per l’affidamento dei parcheggi, che sarebbe stata una boccata d’ossigeno per la società».
Chi non sarà il suo candidato sindaco?
«Né quello del Pd, che sarà deciso nelle segreterie di partito salernitane, né chi, come Giuseppe Provenza, ha mostrato livore nei confronti miei e di Battipaglia. Una città si amministra con l’inclusione, non con il livore e la cattiveria».
Nella foto: la sindaca Cecilia Francese
10 Ottobre 2026 – © riproduzione riservata




