
La notte delle dimissioni è finita prima ancora di cominciare. Cecilia Francese resta a Palazzo di Città e consegna il destino della sua amministrazione all’aula consiliare. Dopo giorni trascorsi sul crinale, fra l’ipotesi di lasciare e il tentativo di ricucire una maggioranza ormai sfilacciata, la sindaca ha scelto la strada più lunga: arrivare al voto sulla mozione di sfiducia e contare, uno per uno, i consiglieri disposti a tenerla in carica fino alla primavera. La decisione è maturata mercoledì 23 settembre. L’idea delle dimissioni, che proprio la Francese aveva messo in campo come ipotesi sul finir della settimana precedente, fissando lunedì 21 come deadline, è stata accantonata.
La Giunta rimane al proprio posto e anche l’ipotesi d’un azzeramento dell’esecutivo esce, almeno per ora, dal tavolo. Martedì 22, in assenza della sindaca, la cosiddetta maggioranza si era riunita per fare i conti prima della scelta definitiva. Al tavolo sono comparsi anche Dario Toriello e Gabriella Nicastro Mellone, i due consiglieri sui quali negli ultimi mesi si sono concentrate le maggiori incognite.
Toriello ha chiarito la propria posizione: si schiererà contro la sfiducia, pur lasciando intatta la sostanza delle critiche che lo hanno progressivamente allontanato dalla linea dell’amministrazione. I problemi, ha fatto presente nel corso del confronto, restano sul tavolo e torneranno a presentarsi subito dopo.
Più sfumata la posizione di Nicastro Mellone, che durante la riunione ha evitato di sciogliere definitivamente la riserva. Ed è proprio attorno al suo voto che, allo stato delle cose, ruota una parte consistente della partita.
I conti politici fatti dentro la coalizione consegnerebbero alla sindaca undici voti contrari alla sfiducia considerati più o meno certi, con quello di Nicastro ancora sospeso. Un equilibrio sottile dopo settimane nelle quali Palazzo di Città ha visto sgretolarsi progressivamente il perimetro che aveva sostenuto Francese. La crisi aveva assunto forma ufficiale all’inizio di settembre, quando la mozione promossa dalle opposizioni aveva raggiunto dodici sottoscrizioni, comprese quelle dei tre consiglieri del Partito democratico. Nel documento, i firmatari motivano l’iniziativa con il venir meno del rapporto fiduciario con il Consiglio e con quella che descrivono come una crescente difficoltà dell’amministrazione a garantire continuità all’azione di governo. Si tratta delle valutazioni politiche contenute nell’atto, destinate ora a misurarsi con il voto dell’aula.
La fragilità numerica era emersa plasticamente già nel Consiglio del 14 settembre. Dopo il precedente rinvio per mancanza del numero legale, alcune votazioni avevano visto l’amministrazione fermarsi a otto consensi contro gli undici delle opposizioni. Da lì aveva preso corpo anche l’ipotesi delle dimissioni. Il 19 settembre Francese aveva manifestato pubblicamente la propria stanchezza per una situazione politica che costringeva l’amministrazione a cercare i numeri provvedimento dopo provvedimento. Le dimissioni le avrebbero lasciato alcuni giorni (20 quelli previsti dalla legge, ma in questo caso sono di meno visto l’imminente voto sulla sfiducia) per tentare una ricomposizione. Una mossa, per ora, rimasta sulla carta. Prossimo test il Consiglio sulla sfiducia, destinato a essere convocato entro i primi giorni di ottobre. Se la mozione raccoglierà i voti necessari, l’esperienza amministrativa di Francese si chiuderà prima della scadenza naturale.
26 settembre 2026 – © riproduzione riservata




