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Vita, morte e miracoli della nazione | di Lucio Iaccarino

di NeroSuBianco
21 Ottobre 2011
in Extra

Siamo abituati ad assegnare al tempo un ruolo imprescindibile nelle nostre vite. Ma cos’è davvero il tempo? È un fatto umano? Qualcosa che esiste in natura? Un universale culturale che quindi si manifesta allo stesso modo in ogni paese e cultura? O un’idea che cambia, in base al contesto nel quale ci troviamo? Rispondere a queste domande in modo definitivo è davvero molto difficile. Ma possiamo quantomeno provare a ragionare sulle questioni che aprono. Il movimento degli astri, la luce del sole, le maree e i cicli lunari, il passaggio dal giorno alla notte, il cambio da una stagione all’altra, sono tutti eventi naturali il cui succedersi ha offerto agli esseri umani la possibilità di organizzare le proprie esperienze, in modo ciclico e seguendo vere e proprie routine. L’idea invece di misurare il tempo è un fatto profondamente umano e per nulla naturale, sebbene oggi ci appaia impossibile il mondo stesso, senza il calendario e l’orologio.

Il tempo dunque è un intervallo tra due fenomeni o due esperienze. Il sorgere e il calare del sole sono i confini temporali del giorno. La nascita e la morte sono le tappe fondamentali della vita umana. Mentre per le società è la nascita della nazione a segnare l’inizio della storia. Il tempo nazionale è infinitamente diverso da caso a caso ma per essere affermato ha bisogno di un principio, allo stesso modo dell’evento nascita umana. E come per la vita degli uomini anche la nazione ha bisogno di celebrare la sua esistenza. I suoi compleanni sono le commemorazioni. Le feste sono le sue celebrazioni. I sacerdoti sono le alte cariche dello stato, veri e propri tutori della religione civile, difensori della sacralità delle istituzioni nazionali. In questo senso il 150° anniversario dell’Unità d’Italia è una tappa fondamentale per affermare l’esistenza dello Stato nazionale italiano.

E la morte? Cosa accade alle nazioni? In questi casi siamo di fronte a tempi molto più dilatati, tempi che vanno ben oltre la durata della vita di un uomo. La nazione in realtà sopravvive nella memoria degli uomini, superando anche l’esistenza storica dello Stato. Potremmo azzardare un paragone, in questo esoterismo politico, fino ad affermare che lo Stato è come l’uomo, meglio come il corpo dell’uomo, con una vita molto più lunga di quella dell’essere umano, mentre la nazione è come l’anima, immortale, capace di preservarsi alla vita dello Stato, per ricoprire, dopo la morte di quest’ultimo, un posto nella memoria collettiva dell’umanità.

Se nella scorsa puntata abbiamo ricordato l’origine spesso traumatica della storia nazionale, in questa terza puntata occorre riflettere sul carattere apocalittico della fine di una nazione. Quando muore uno Stato è molto probabile che ne nasca uno nuovo, magari con una forma e un ordinamento giuridico diverso da quello che lo ha preceduto. Lo storia dell’umanità è ricca di esempi. Restando alla età contemporanea, basti ricordare quanto successo durante la Seconda Guerra Mondiale o dopo la caduta del Muro di Berlino alla Iugoslavia o all’Unione sovietica. La fine dello Stato, la sua dissoluzione, la sua cancellazione ad opera della comunità internazionale o il cambio di regime politico per mano di rivoluzioni popolari o dell’implosione delle classi dirigenti, non comportano quasi mai la morte della nazione. Questa sopravvive a dispetto del tempo e quasi facendo un dispetto alla storia.

Poco dopo la caduta del Muro di Berilino, esce Ghost, la celeberrima pellicola di Jerry Zucker con Patrick Swayze e Demi Moore, commedia commovente e fantasiosa sulla permanenza dei morti tra i vivi. Memorabile la scena di Sam che dopo essere stato ucciso prova a manifestare la sua presenza alla medium Oda Mae Brown (Woopi Goldeberg), quasi facendole un dispetto. Ricorderete la curiosa cantilena su Enrico VIII, canticchiata per non farla dormire. Le nazioni che periscono o che non riescono a manifestarsi sono come anime in pena che hanno bisogno di risvegliatori proprio come nella pellicola di Zucker. Negli stessi anni anche il leghismo riesce a manifestarsi come entità politica rispolverando miti del passato e dando nuova linfa vitale a conflitti, come quelli tra Nord e Sud del Paese, che sembravano superati.

Se nella seconda puntata di Time 151 abbiamo affermato il carattere umano della nazione che non è né un fatto naturale né un’unità trascendente, come potrebbe esserlo una divinità, oggi siamo portati a riflettere sull’importanza di ribadire la sua esistenza e il suo buono stato di salute. Tuttavia, ogni volta che i fantasmi si affacciano sul presente è come se dovessimo fare ancora i conti con ferite del passato non ancora sanate. Come far convivere all’interno dello stesso Paese i partiti italiani, discendenti dalla tradizione repubblicana, con forze politiche che invocano, più o meno velatamente, il superamento dello stato nazionale?

21 ottobre 2011 – © riproduzione riservata

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