Una città per cantiere
[di Ernesto Giacomino]
Eh sì, ormai la storia ha parlato: nel novero dei grandi progetti di opere strutturali che stanno rivoluzionando il mondo, prima ancora del Tunnel di Fehmarn tra Danimarca e Germania, e appena un gradino sotto la città galleggiante di Oxagon in Arabia Saudita, ci siamo pure noi. Con quel capolavoro di complessità, organizzazione e rapidità esecutiva, là, all’altezza di viale Germania, appena imboccata la zona industriale, che bloccando da mesi quegli scarsi cinquanta metri di strada ci ha riportato ai lustri dei collegamenti urbani del dopoguerra, ai tempi del mercato nero e degli approvvigionamenti dai monti. I famigerati, celeberrimi “lavori di adeguamento per l’alta velocità”, insomma. Che, considerando che sono in corso da almeno sei mesi per adeguare sì e no un millesimo dell’intera tratta, incarnano uno degli ossimori più deliziosamente spaventosi nella storia dell’umanità. Manco quando le costruirono proprio, le ferrovie, a Battipaglia, ci furono così tanti disagi. Ché m’immagino che ai tempi si andò avanti belli dritti, pratici: qua un chiodo e qua un binario, e sotto a chi tocca. L’avessero fatto con la puntigliosità di pianificazione contemporanea, invece, oggi nei libri di storia leggeremmo di carriole fuse e ciucci da carretta morti di fame mentre erano imbottigliati a via Roma.
Che poi, in realtà, il fatto simpatico è stato la scelta dei giorni di chiusura del traffico, in quel tratto di zona industriale: sempre il sabato. Perché posso immaginarne la motivazione di base, si sarà pensato che in quel giorno le fabbriche sono chiuse e quindi il flusso di automobilisti è consistentemente ridotto. E beh, un plauso alla buona volontà ma una bacchettata all’arguzia: di tutte le macchine che consuetamente transitano da quelle parti, quelle delle persone che lavorano in zona saranno sì e no un quinto. E in genere ci accedono da altrove, non dalla rotatoria di viale Germania: chi arriva da Eboli taglia dall’interno, per Pezzagrande; chi dal centro, o da Bellizzi, si fa la Variante o via Rosa Jemma e imbocca via Brodolini, via Bosco II eccetera.
Sostanzialmente, basta un’occhiata a quella rotatoria tra via Paolo Baratta e viale Germania, per capire che di là il grosso dei veicoli ci esce, non ci entra. Il che darebbe qualche indicazione un tantino più precisa, riguardo alla scelta del giorno di chiusura al traffico: e cioè che la zona industriale di Battipaglia viene, sì, utilizzata per raggiungere luoghi di lavoro, ma molto di più per circumnavigare la città ed evitare il traffico cittadino. E qual è l’unico giorno feriale in cui quelle stesse persone che utilizzano quelle strade per evitare il centro si moltiplicano in maniera esponenziale proprio perché il grosso di loro non lavora? Esatto: il sabato. E dove si riversano, il sabato, tutte queste persone che volevano evitare il traffico attraverso la zona industriale ma la trovano chiusa? Esatto: proprio al centro.
Perfettibili in praticità, insomma. Perché, per discernere di viabilità, in strada ci devi vivere davvero. Devi annaspare agli incroci, zigzagare tra gli itinerari, tardare agli appuntamenti. Viverne anche uno solo, di questi affanni di noi mortali che non ce l’abbiamo, il privilegio di decidere guardando una cartina.
19 dicembre 2025 – © riproduzione riservata





