Un fondo per la legalità


Gli anni della crisi hanno vessato lo stato sociale. Le statistiche, impietose, descrivono una realtà sempre più povera, con dei tratti assai poco rassicuranti: scolarizzazione sempre più bassa ed occasioni di inclusione sociali e lavorative sempre più scarse. Non c’era da aspettare oggi per dichiarare rotto l’ascensore sociale che nei decenni passati ha permesso a tutti di migliorare il proprio status. E cartina al tornasole è nel fatto che, sempre più spesso, i figli sono meno abbienti dei genitori.
L’occasione di un rilancio delle politiche sociali, senza gravare sulle vuote casse comunali, passa attraverso il riutilizzo dei beni confiscati e il terzo settore. E c’è un bando (Regione Campania, Decreto Dirigenziale n° 67 del 26 ottobre del 2017) per il riutilizzo e la ri-funzionalizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. In perfetta linea con quelli che furono gli intenti del legislatore che varò la normativa sul riutilizzo dei beni estorti dalle mafie, questi beni devo essere messi a disposizione della collettività per il riutilizzo sociale: il maltolto alle mafie diventa un’opportunità per la comunità.
Un bando che segna un cambio di passo delle politiche europee e nazionali sul tema del contrasto alle mafie. I fondi utilizzati, più corposi, non sono più a valere sugli assi di finanziamento dedicati alla sicurezza, bensì sono legati agli assi di finanziamento dedicati alla promozione della legalità e all’inclusione sociale. Il contrasto alle mafie non è più soltanto un problema di sicurezza, bensì è un’occasione di promozione di valori positivi quali la legalità e l’inclusione sociale.
Tra gli obiettivi del bando, infatti, rientrano non solo il rafforzamento delle competenze delle pubbliche amministrazioni nella gestione e riutilizzazione dei beni confiscati, ma soprattutto la coesione sociale e la diffusione della legalità. Il bando, quindi, traduce in obiettivi concreti questi fini strategici. I progetti che prevedono il riutilizzo dei beni confiscati possono avvalersi di un fondo che arriva fino ad 1,5 milioni di euro per progetto. Il finanziamento è finalizzato al recupero materiale delle strutture confiscate, dovendo, poi, riutilizzarle come luoghi di accoglienza per donne vittime di violenza o di minori non accompagnati, o come centri di contrasto alla dispersione scolastica, o ancora come luoghi di aggregazione culturale.
Non più, quindi, soltanto contrasto all’illegalità ma promozione dei valori sociali e culturali quali naturale ostacolo all’infiltrazione delle mafie nei tessuti sociali.

21 dicembre 2017 – © Riproduzione riservata
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