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Home Radici

Tutto in fumo

di Simona Otranto
15 Maggio 2026
in Radici

Per molti decenni il tabacco ha rappresentato una delle colture più importanti per Battipaglia, contribuendo in modo significativo all’economia locale e alla trasformazione del paesaggio rurale. Intorno alla sua coltivazione e lavorazione si sviluppò una vera e propria filiera produttiva che coinvolgeva agricoltori, operai, manifatture e famiglie intere, lasciando un segno profondo nella memoria collettiva della città. Lo hanno ricordato alcuni giorni fa, in una mostra dal titolo “Lo sguardo delle tabacchine”, i gruppi di Civica Mente e Generazioni di idee.

Nel territorio di Battipaglia la coltivazione del tabacco trovò condizioni particolarmente favorevoli grazie ai terreni fertili della Piana del Sele, al clima mite e alla disponibilità d’acqua. Nel corso del Novecento il tabacchificio cittadino divenne uno dei principali poli di lavorazione della zona, specializzandosi nella trasformazione di diverse varietà di tabacco destinate soprattutto alla produzione di sigarette. Tra queste erano diffusi i tabacchi scuri come il Kentucky e i tabacchi chiari di tipo Virginia, detti anche “Bright”, sottoposti a essiccazione controllata.

La coltivazione richiedeva notevoli competenze agronomiche e una grande quantità di lavoro manuale. Le piante venivano allevate inizialmente in semenzai protetti e successivamente trapiantate in campo aperto. Durante la crescita erano indispensabili pratiche come la cimatura, cioè l’eliminazione dell’infiorescenza, e la scacchiatura, che consisteva nella rimozione dei germogli laterali, operazioni necessarie per concentrare le energie della pianta nello sviluppo delle foglie.

Anche la raccolta avveniva interamente a mano e richiedeva più passaggi, poiché le foglie maturavano progressivamente dal basso verso l’alto. Dopo la raccolta iniziava una fase fondamentale: l’essiccazione e la cura delle foglie, processi durante i quali il tabacco subiva profonde trasformazioni chimiche che ne definivano colore, aroma e qualità commerciale. I grandi edifici destinati all’essiccazione e alla lavorazione divennero così elementi importantissimi. Per decenni il tabacco non fu soltanto una coltura, ma un elemento identitario del territorio. Attorno ad esso si svilupparono relazioni sociali, saperi tecnici e opportunità di lavoro soprattutto femminile. Quelle strutture oggi appaiono segnate dall’abbandono e dal degrado. Muri che cedono, spazi vuoti, segni evidenti di un lento deterioramento che rischia di cancellare non solo un edificio ma una parte importante della memoria collettiva cittadina. Sta andando tutto tutto in fumo, non solo le foglie di tabacco, ma anche l’idea di un patrimonio storico e identitario che, giorno dopo giorno, si dissolve nell’immobilità della politica mentre in altre realtà edifici industriali dismessi sono stati valorizzati e trasformati in luoghi di cultura, archivi della memoria, centri espositivi o spazi pubblici dedicati alla comunità.

La pianta del tabacco, Nicotiana tabacum, appartiene alla famiglia delle Solanaceae ed è una specie erbacea annuale che può raggiungere anche i tre metri di altezza. Possiede un apparato radicale fittonante molto sviluppato e un fusto robusto, ricoperto da una sottile peluria ghiandolare che rende la superficie leggermente appiccicosa. Le foglie, grandi e prive di picciolo, rappresentano la parte economicamente più importante della pianta. Ricche di sostanze resinose e alcaloidi, contengono soprattutto nicotina, insieme ad altri composti affini. I fiori, riuniti in infiorescenze terminali, hanno forma tubolare e colorazioni che variano dal rosa al rosso carminio. Il frutto è una capsula contenente numerosissimi semi di piccole dimensioni.

16 maggio 2026 – © riproduzione riservata

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