Scuola: la sfida dell’intelligenza artificiale

[di Antonella Ceriello]

L’intelligenza artificiale (IA) è stata riconosciuta come una delle espressioni più usate nel 2023 a livello planetario e tutt’oggi è una delle più utilizzate nel contesto comunicativo quotidiano. 

La creatura generata da Sam Altan, ritenuto il padrino e la figura chiave di OpenAI, è entrata prepotentemente in tutti i settori e la Scuola, una delle istituzioni fondanti della società, non poteva stare a guardare. I giovani sono stati i pionieri nell’uso dell’IA, immersi come sono nel mondo tecnologico, ma spesso non sono consapevoli delle insidie algoritmiche, dei bias e degli errori veicolati dall’IA. La utilizzano spesso come facilitatore nello studio e, maldestramente, la usano anche per redigere compiti. 

Ma la grande portata di questa nuova forma di intelligenza è nel corretto e proficuo utilizzo nelle istituzioni e in particolare in quella scolastica, in cui l’IA può configurarsi come valore aggiunto al sistema. La Scuola è un “employer” è come tale deve garantire la corretta fruizione di questo prezioso strumento che può migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’istituzione sia da parte dei docenti, sia dei discenti e sia nell’amministrazione.

I docenti italiani però sono più vicini agli “apocalittici” di Eco e pertanto poco “integrati” (solo il 7% utilizza la metodologia ibrida) rispetto ai colleghi di Singapore (il 79% utilizza l’IA) così come emerge da una ricerca condotta dall’OCSE. I dirigenti stanno ancora esplorando i vantaggi del suo utilizzo che potrebbe alleggerire il carico di attività burocratiche ripetitive delle scuole. Infatti, potrebbe essere vantaggiosamente utilizzata nella redazione di documenti contabili, di quelli di organizzazione pratica della didattica, di scansioni temporali e di segmenti e di attività a vantaggio del tempo da dedicare alla comunità educante, alla conoscenza degli ambienti sociali di lavoro e alle attività formative squisitamente metodologiche; il tutto per garantire una scuola efficace e sicura, vicina agli studenti, alle famiglie, al territorio. 

Ma la strada tracciata dall’IA non è scevra da rischi cosi come evidenziano le Linee guida emanate dal MIM con la L. 166/2025 e dal precedente AI ACT della Commissione Europea del 2024. Possibilità di bias e di social scoring e il rischio che i dati impiegati, a danno della minimizzazione, possono inficiare il delicato binomio trasparenza e privacy.

“L’utilizzo dell’IA – ha affermato Andreas Scheilicher, direttore di Education and skills – lascerà indietro chi non ha le competenze e potenzierà chi le ha”, implementando processi virtuosi in una visione antropocentrica, etica, affidabile e responsabile della nuova rivoluzione informatica.  

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