Ricorso al Tar: consiglio a rischio scioglimento

Prima-n257Corsi e ricorsi storici. Non c’è dubbio: a Battipaglia, la storia si ripete di frequente. E così, dopo due scioglimenti in tre anni, dopo tanto parlare di tribunali, ricorsi e diritto amministrativo, a pochi mesi dall’elezione del nuovo sindaco, sono tornati di largo utilizzo nel sermo cotidianus battipagliese alcune parole che, in campagna elettorale, i candidati avevano promesso di far sparire dal vocabolario della vita politica cittadina. E così è tornata in voga pure la parola scioglimento. Di nuovo. La storia si ripete.
Ricorsi storici, come quello sottoscritto dai consiglieri di minoranza Gerardo Motta, Enrico Lanaro, Renato Vicinanza e Luisa Liguori, in merito al quale dovranno esprimersi i giudici della sezione salernitana del Tar campano. Il sindaco, Cecilia Francese, rischia di essere mandato a casa a causa di un documento di cui s’è parlato tanto in chiave politica, ma poco dal punto di vista tecnico.

La delibera contestata è la n. 68 del 4 agosto 2016, con la quale il Consiglio comunale ha approvato la salvaguardia degli equilibri di bilancio relativo all’anno 2016.
I ricorrenti ritengono la delibera illegittima, e ne chiedono l’annullamento, perché la proposta non è stata sottoposta all’esame preventivo delle competenti commissioni consiliari, che, di fatto, ancora non erano state costituite. Non c’erano ancora, nonostante, stando allo Statuto e al Regolamento disciplinante il funzionamento del Consiglio Comunale, il Consiglio dovrebbe istituire le commissioni consiliari consultive permanenti, stabilendone il numero e le competenze per materie con deliberazione adottata nella prima adunanza successiva a quella della convalida degli eletti. Sarebbe venuta meno, dunque, la necessaria attività istruttoria, che la commissione avrebbe dovuto portare avanti: impossibile, a detta dei ricorrenti, una supplenza da parte della Conferenza dei capigruppo, che ha competenza solo in ordine alla programmazione dei lavori del Consiglio e non in ordine all’istruttoria.

I ricorrenti, assistiti dall’avvocato Ferdinando Belmonte, esperto di diritto amministrativo, fondano il ricorso sui dettami della legge, in particolare del comma terzo dell’articolo 6 del Regolamento, alla luce del quale sono sottoposte obbligatoriamente all’esame delle commissioni consultive permanenti le proposte di deliberazione sulle quali siano stati espressi i pareri del segretario generale, se richiesto, dal responsabile del settore e dai responsabili dei servizi interessati.    

Se i giudici ritenessero, a causa dell’omesso esame preventivo della proposta deliberativa, la delibera di approvazione come illegittima anche per aver violato i diritti in capo ai consiglieri comunali, allora, per i ricorrenti, dovrebbero annullare la delibera. A quel punto, essendo già scaduti da tempo i termini per l’approvazione della delibera di salvaguardia degli equilibri di bilancio, il prefetto dovrebbe – l’azione non sarebbe discrezionale, ma dovuta – sospendere il consiglio comunale e nominare il commissario prefettizio, e al Presidente della Repubblica spetterebbe la proclamazione del decreto di scioglimento.
I precedenti ci sono: è accaduto proprio pochi giorni fa, nel Salernitano, a Colliano, dove a seguito della mancata adozione della medesima delibera, il prefetto ha disposto la sospensione del consiglio comunale. Caso simile a Moncalieri, in Piemonte.

Quel che è certo è che si finirà in Consiglio di Stato, che i ricorrenti vincano o perdano. Se il ricorso venisse respinto, infatti, Motta e i suoi invocherebbero l’intervento del Consiglio di Stato; se, invece, i giudici annullassero la delibera, dovrebbe essere l’amministrazione comunale a ricorrere, e dovrebbe farlo subito, perché la sospensione del consiglio da parte del prefetto avrebbe effetti immediati.

Tutto sarà più chiaro l’11 ottobre, quando, nel giorno della Camera di Consiglio, i giudici del Tar potranno: a) rigettare l’istanza cautelare con ordinanza e fissare un’udienza pubblica per la decisione del ricorso nel merito; b) accogliere l’istanza cautelare – difficile – e mandare a casa l’amministrazione; c) decidere in merito con una sentenza breve, ossia resa in forma semplificata, che sia di accoglimento o di rigetto.

Carmine Landi

16 settembre 2016 – © Riproduzione riservata
Facebooktwittermail