Religioni e luoghi di culto

La fondazione Ismu nel suo ultimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese, misura che il 54,5% degli stranieri residenti nel nostro Paese è cristiano (ortodossi, protestanti, cattolici e altri), il 28,8% musulmano, gli induisti sono il 5,1% e i buddisti il 4,3%, l’8,8% non professa nessuna religione.
Il cattolicesimo resta di gran lunga la prima religione in Italia ma, accanto ad esso, crescono altre confessioni cristiane e altre fedi. A Battipaglia, applicando il sistema di stima degli enti di ricerca, le percentuali sull’appartenenza religiosa dei cittadini stranieri restano in linea con la media nazionale, confermando una presenza maggioritaria di cristiani, ortodossi in testa, seguiti da musulmani, sikh, induisti, etc. Mentre è sempre più evidente il tratto pluriconfessionale della nostra società, contrariamente a quanto si è detto dagli anni ’90 ad oggi, risulta sempre più infondato l’allarme sull’invasione dei musulmani che, secondo le proiezioni, a metà secolo non dovrebbero superare l’8% dei residenti in Italia.
L’immigrazione resta il fattore di massima pluralizzazione della scena religiosa: accade così per l’Islam e per gli ortodossi, la cui maggioranza romena rappresenta anche la comunità straniera più numerosa a Battipaglia. In controtendenza, ovviamente oltre ai cattolici, gli evangelici, i mormoni, i Testimoni di Geova e i buddisti.
Negli anni, le “nuove” comunità religiose presenti in città, seppur dai numeri contenuti, sono riuscite a strutturarsi in un percorso aggregativo e organizzativo, facendo nascere nuovi luoghi di culto e di preghiera che hanno arricchito il panorama urbano e spirituale della città: la Sala del Regno dei testimoni di Geova di viale della Libertà, la Chiese evangelica di via Pascoli, il Gurdwara Tempio Sikh di viale Inghilterra, la Moschea di via Matteo Ripa che a breve traslocherà nei nuovi locali di via Benevento, oltre alle sette Chiese cattoliche legate alle rispettive parrocchie.

Una realtà tangibile che delinea un nuovo profilo della città e ci consegna dati importanti per immaginare e organizzare il futuro prossimo, per superare la visione del pluralismo come bacino di conflitti e violenza, recuperare il concetto di religione come strumento di pace e valorizzare le prospettive d’integrazione e di convivenza.
Un atteggiamento orientato al reciproco riconoscimento che deve impegnare tanto le istituzioni quanto la popolazione. Naturalmente, tale impegno deve caratterizzare gli stessi immigrati e i loro rappresentanti, nella consapevolezza che ogni individuo non può mai valere per se stesso ma sempre in relazione agli altri. La valorizzazione simbolica e identitaria della comunità è importante, non per se stessa, ma per gli individui che a questa afferiscono: se l’identità di un gruppo è oppressa o misconosciuta, gli individui che gli appartengono mancheranno di stima di sé, e questo potrebbe dar luogo a risentimento e insofferenza, innescando conflitti che, come la storia recente ha mostrato, si rivelano acuti e pericolosi. Ecco che l’esistenza e il riconoscimento dei luoghi di culto assumono un’importanza fondamentale, non perché si riconosca in maniera astratta ed estemporanea il diritto costituzionale di ciascuno alla religiosità, piuttosto perché attraverso questo riconoscimento si fa un passo avanti, attraverso una valorizzazione visibile delle comunità, cercando di evitare i ricorrenti pregiudizi.

14 settembre 2018 – © riproduzione riservata
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