Radici
[di Simona Otranto]

Ogni città ha la sua memoria, scritta e raccontata. Ma c’è anche una memoria silenziosa, che non parla con parole, affiora sotto forma di ombra: quella degli alberi che accompagnano un marciapiede, che presidiano una piazza, che disegnano il profilo di un quartiere. A Battipaglia li incontriamo ogni giorno, a volte senza farci caso, senza conoscerne il nome, lungo i viali, nelle piazze, nei cortili. Da qui nasce Radici, una rubrica che invita a rallentare il passo e ad alzare lo sguardo, o a chinarsi, talvolta, per incontrare gli alberi della nostra città e, attraverso loro, scoprire, o riscoprire, la trama di una comunità.
Radici come gli organi sotterranei del mondo vegetale che danno nutrimento e stabilità alla pianta ma anche in riferimento alle radici di una collettività, quelle che continuano a tenerci insieme, indissolubilmente legati alla nostra amata terra.
In ogni “puntata” sceglieremo un albero o un arbusto o un gruppo di alberi di Battipaglia, un platano allineato lungo una strada di passaggio, un pino che disegna il cielo in un cortile, un leccio che da decenni presidia un incrocio, un arancio amaro che profuma un portone. Racconteremo la sua specie, le esigenze, le stagioni. Ma soprattutto proveremo a raccontare la relazione che quell’albero ha costruito con il luogo e con le persone: chi ci passa sotto per andare a scuola, chi si riposa su una panchina nelle ore calde, chi da bambino gli ha inventato un nome, chi ha visto cambiare il quartiere mentre lui, silenzioso, restava. Gli alberi, del resto, sono archivi naturali.
Radici non sarà un erbario accademico, e nemmeno un album di nostalgia, e neanche una critica presuntuosa alla cura. Sarà, piuttosto, un invito a guardare la città da un altro punto di vista: con vene sotterranee che portano acqua, con rami che cercano luce, con cicatrici che raccontano di tempeste e ripartenze. Chiameremo gli alberi con il proprio nome, li descriveremo, impareremo a riconoscerli per le loro caratteristiche botaniche, per la loro simbologia, cercheremo di ricostruirne la storia e le storie che hanno visto trascorrere.
Ci accompagneranno voci diverse, mi auguro: ognuno potrà portare un dettaglio, un aneddoto, una foto, un ricordo, una fioritura speciale. Tessendo queste testimonianze attorno a un tronco, potremmo provare a costruire una forma diversa, semplice e robusta, della nostra città. Potremmo anche farci delle domande e magari riuscire a darci delle risposte per un verde futuro possibile.
Radici comincia da un gesto piccolo: fermarsi a guardare un albero. Da lì, passo dopo passo, scenderemo in profondità. Perché solo ciò che affonda può reggere ciò che svetta. E perché, in fondo, le città migliori non sono quelle che crescono più in fretta, ma quelle che imparano a crescere bene: con radici larghe, rami aperti e il coraggio di intrecciarli insieme.
12 settembre 2025 – © riproduzione riservata





