Prendi i soldi e scoop

[di Ernesto Giacomino]

Nientedimeno. Battipaglia come il Bronx, come le favelas di Rio de Janeiro o il quartiere Petare a Caracas. Tutta ’sta malavita e guapperia sparsa indisturbata per la strada che manco nei film più splatter di Steven Seagal.

Che magari, a metterti a chiedere un po’ in giro, scoprirai pure gente che di notte avrà visto scorrazzare tizi vestiti da giocatori di baseball e la bombetta in testa, col loro capo col caschetto biondo e smisurate ciglia finte a un occhio solo. O qualcun altro fuggito via nell’incrociare un tizio con le dita ficcate in tre bottiglie vuote di birra, che faceva sbattere tra loro urlando da un finestrino: “Guerrieri, giochiamo a fare la guerra?”. Oltre, va be’, alla famosa mega-rissa tra Conigli Morti e Nativi in piazza Ferrovia, poco prima dell’arrivo della littorina delle otto e mezza, con le angherie di Bill il Macellaio ai danni del povero Prete Vallon. E “Amsterdam” Di Caprio, poveretto, che assisteva inerme dalla finestrella d’una cabina-scambi tra i binari.

No, è che a pensare che una decina di giorni fa siamo finiti addirittura in una notizia di testa del Tg4, col lusinghiero titolo “Le baby gang spadroneggiano a Battipaglia”, ti viene istintivo rinchiuderti in casa col generatore d’elettricità attaccato alla cyclette, il pozzo per l’acqua scavato nell’interrato e le provviste in scatola per una decina d’anni. Tipo rischio di guerra nucleare, ma parecchio più spaventoso. 

Sia chiaro: solidarietà massima e incondizionata a quel padre accerchiato e minacciato davanti alla scuola del figlio, ci mancherebbe. Ciò a cui mi riferisco io sono gli eventi conseguenti, la spettacolarizzazione, la narrazione da parte dei media. Perché l’utilizzo specifico di quel verbo là, spadroneggiare, è una sentenza senza appello: stai parcheggiando sotto casa? Inutile, a momenti t’arriverà una baby gang a rubarti il posto; vuoi prelevare al Bancomat? Macché, c’è già una baby gang che ha distrutto lo sportello; vuoi mangiare una pizzetta? Magari, ma le baby gang hanno rubato tutti gli impasti. Insomma, come diceva Nanni Moretti “le parole sono importanti”, e “spadroneggiare” significa che comandano indiscutibilmente loro: tutto, sempre e ovunque. Oppure, in alternativa, ci ricordiamo che siamo uno dei principali notiziari nazionali: per cui va bene accontentare chi ci ha commissionato il servizio per esacerbare gli animi cittadini (il popolo impaurito, per certe strategie, è fondamentale), ma almeno prendiamo in mano il dizionario e cerchiamo il verbo giusto. Quello attinente, misurato, che sottrae la tara dal lordo e riporta i fatti alla loro essenza. 

Perché l’obiezione ovvia sarebbe che il fenomeno delle baby gang sta prendendo piede ovunque, e non è chiaro il metro di valutazione per il quale nel resto del mondo “agiscono”, “disturbano”, “inquietano” e solo a Battipaglia, molto più apocalitticamente, “spadroneggiano”. 

E neanche comprendo, in verità, quella palese micro-soddisfazione, quel sentore di rivalsa di una parte di concittadini nell’essere finiti – ancora una volta – in quel tritacarne mediatico che, solo per sensazionalismo, trasforma un fenomeno globale in una piaga locale.

Perché se dicono all’Italia che non siamo buoni manco a educare i ragazzini, e ne andiamo pure fieri, c’è un ulteriore problema che non riusciamo a vedere.

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