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Ospedale: problemi al pronto soccorso e chirurgia part time

di NeroSuBianco
27 Gennaio 2016
in Articoli

OspedaleSMariaINGRE
Anno nuovo, musica vecchia. Continuano ad arrivare cattive notizie dall’ospedale Santa Maria della Speranza di Battipaglia. Stavolta, il malcontento imperversa nel reparto di Chirurgia Generale, costretto a fare i conti con posti letto ridotti, una sola seduta operatoria a settimana e una corposa imposizione di turni straordinari per sopperire alla carenza di personale del Pronto Soccorso. La legge è sempre quella: si tratta della 161 del 2014, agli effetti della quale, dal 25 novembre del 2015, è stato abrogato il comma 6 bis dell’articolo 17 del decreto 66 del 2003. Il “ce lo chiede l’Europa” dei camici bianchi, dal momento che, con l’ultimo atto del legislatore, gli ospedali italiani s’adeguano alla normativa europea e, ogni ventiquattr’ore, al personale medico in servizio all’interno dei nosocomi e delle strutture sanitarie del bel Paese vengono assicurate undici ore di riposo. In teoria, basta con le turnazioni selvagge: il personale in forza alle strutture ospedaliere non potrà lavorare per più di quarantott’ore a settimana. Una legge sacrosanta, che, tuttavia, si ritrova a dover fare i conti con le anomalie dell’Italia e, in particolare, con quelle legate alla provincia di Salerno e alla Piana del Sele.
Quanto accade è noto: da dodici anni a questa parte, alcune unità dello staff medico e paramedico, andate via per pensionamento o per diverse motivazioni, non sono mai state rimpiazzate tramite il ricorso a nuove assunzioni. Di conseguenza, le équipe di medici e infermieri si sono numericamente assottigliate. Così, il Pronto Soccorso di Battipaglia può contare soltanto su un primario e tre medici. Quattro unità per mandare avanti il Pronto Soccorso più affollato della provincia. D’altronde, è chiaramente quella la vocazione del nosocomio battipagliese, che serve un comprensorio vastissimo e che è facilmente accessibile dai paesi limitrofi, essendo ubicato proprio in prossimità dello svincolo autostradale.
Il direttore sanitario, Rocco Calabrese, tenta di salvare il salvabile. Fino a novembre, per rinfoltire quotidianamente i ranghi del Pronto Soccorso, venivano impiegati medici del Saut di Pontecagnano, ma le undici ore di riposo quotidiane e il tetto settimanale di quarantott’ore valgono pure per loro. E così, adesso, il numero uno della struttura di via Fiorignano si ritrova costretto ad attingere a piene mani dagli uomini in forza agli altri reparti del Santa Maria della Speranza.
Dalle parti di Chirurgia Generale, lo sanno bene gli uomini del primario Raffaele Guglielmi. È a loro, e pure alle unità di Medicina, che vengono sottoposti ordini di servizio in cui, accanto alle canoniche ore di lavoro in reparto, si richiede un turno obbligatorio, oltre a qualche straordinario, da spendere in Pronto Soccorso.
Spesso, tuttavia, è difficile conciliare i turni in Pronto Soccorso con quelli in reparto, ragion per cuii medici di Chirurgia si ritrovano costretti a fare i salti mortali. Ed è emergenza pure tra in reparto, provvisoriamente spostato al secondo piano dalle parti di Chirurgia del rachide. Tra l’altro, l’attività di chirurgia vertebrale, che non era stata portata avanti per molto tempo, di recente è stata nuovamente avviata, e così i posti letto di Chirurgia si sono ridotti: ora sono soltanto dodici. E, oltre a Guglielmi, i chirurghi del Santa Maria sono nove.
Ma l’assurdo è che Chirurgia può contare su una sola seduta operatoria settimanale, a dispetto delle due – che pure erano poche – che fino a novembre 2015 venivano assicurate a via Fiorignano. “Mancano gli anestesisti”, è la risposta.
E allora si studia per trovare una soluzione. Ma la saggezza degli avi, raramente confutabile, spiega che “mentre il medico studia, il malato muore”.

29 gennaio 2016 – © Riproduzione riservata
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