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L’assessore Gioia divide l’opinione pubblica

di NeroSuBianco
21 Settembre 2017
in Articoli

Bisognerebbe dare un premio a Emanuele Fiano: grazie a lui, improvvisamente, migliaia di fascisti italiani si sono innamorati della libertà di pensiero. Libertà che, come tante altre, durante il ventennio furono indiscutibilmente negate.
Chi non sembra tener conto di ciò, è Michele Gioia. L’assessore alle politiche sociali, in un post pubblicato su Facebook, ha elencato i risultati che sarebbero stati ottenuti durante il periodo fascista, oltre a elogiare il saluto romano, definito «parte della nostra storia» ma vietato per legge dal 1952 ed emblema di riconoscimento dei nazisti.
Ma Gioia non è fascista. Lo ha dichiarato ai nostri taccuini: «Non sono fascista. Lo posso mettere per iscritto. Il mio post era una provocazione, perché non condivido assolutamente la legge Fiano. Sono di destra sociale, e negli anni, per non essere stato borghese, sono stato allontanato da tante persone di destra. Se faccio un passo indietro rispetto a quanto scritto? Assolutamente no. A chi chiede la mia testa e mi accusa di essere fascista, rispondo che sono sempre stato a disposizione di associazioni del territorio come la 21 Marzo, ho trascorso una giornata intera al Labora e sto procedendo per intitolare la villa comunale di Battipaglia a Carmine Battipede».
Al netto di ciò, la politica, come al solito, si divide. L’assessore incassa la solidarietà anche dall’esterno. Da Mariano Jodice, presidente del movimento Prima i cittadini di Rovella, ad Antonio Iannone e Imma Vietri, rispettivamente presidente regionale e portavoce provinciale di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale. Anche Gianni Corizzo (Movimento nazionale per la sovranità) esprime solidarietà all’assessore tramite una nota pubblicata sui social. E Valerio Longo di Forza Italia annuncia: «Durante il prossimo consiglio indosserò le mostrine con il fascio della divisa di mio padre».
Sull’altro fronte, invece, il coordinamento provinciale di Sinistra Italiana chiede a gran voce le dimissioni dell’assessore. «Gioia è fascista, non lo diciamo noi, lo dice lui vantandosi su Facebook. Chiediamo al sindaco – scrive Rosita Gigantino – di prendere provvedimenti. Gioia è inadeguato e va rimosso, dobbiamo uscire dal fallace clima di ipocrita e malintesa tolleranza degli ultimi 20 anni». Le fa eco Davide Bruno, segretario cittadino del Pd: «Non è più il tempo di anatemi e apologie. Trovo fuori luogo le esternazioni di Gioia, nel rispetto di tutte le opinioni, la città non ha bisogno di rievocazioni anacronistiche e di parte, soprattutto da chi ricopre cariche istituzionali».
Chissà se un giorno, realmente, potremo lasciarci alle spalle ciò che è passato e cancellare definitivamente, senza inutili rievocazioni, uno dei periodi più bui della storia d’Italia. Perché si continua a parlare di antifascismo in assenza di fascismo. Intanto, ogni volta se ne parla, gli animi si surriscaldano.

22 settembre 2017 – © Riproduzione riservata
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