Bisognerebbe dare un premio a Emanuele Fiano: grazie a lui, improvvisamente, migliaia di fascisti italiani si sono innamorati della libertà di pensiero. Libertà che, come tante altre, durante il ventennio furono indiscutibilmente negate.
Chi non sembra tener conto di ciò, è Michele Gioia. L’assessore alle politiche sociali, in un post pubblicato su Facebook, ha elencato i risultati che sarebbero stati ottenuti durante il periodo fascista, oltre a elogiare il saluto romano, definito «parte della nostra storia» ma vietato per legge dal 1952 ed emblema di riconoscimento dei nazisti.
Ma Gioia non è fascista. Lo ha dichiarato ai nostri taccuini: «Non sono fascista. Lo posso mettere per iscritto. Il mio post era una provocazione, perché non condivido assolutamente la legge Fiano. Sono di destra sociale, e negli anni, per non essere stato borghese, sono stato allontanato da tante persone di destra. Se faccio un passo indietro rispetto a quanto scritto? Assolutamente no. A chi chiede la mia testa e mi accusa di essere fascista, rispondo che sono sempre stato a disposizione di associazioni del territorio come la 21 Marzo, ho trascorso una giornata intera al Labora e sto procedendo per intitolare la villa comunale di Battipaglia a Carmine Battipede».
Al netto di ciò, la politica, come al solito, si divide. L’assessore incassa la solidarietà anche dall’esterno. Da Mariano Jodice, presidente del movimento Prima i cittadini di Rovella, ad Antonio Iannone e Imma Vietri, rispettivamente presidente regionale e portavoce provinciale di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale. Anche Gianni Corizzo (Movimento nazionale per la sovranità) esprime solidarietà all’assessore tramite una nota pubblicata sui social. E Valerio Longo di Forza Italia annuncia: «Durante il prossimo consiglio indosserò le mostrine con il fascio della divisa di mio padre».
Sull’altro fronte, invece, il coordinamento provinciale di Sinistra Italiana chiede a gran voce le dimissioni dell’assessore. «Gioia è fascista, non lo diciamo noi, lo dice lui vantandosi su Facebook. Chiediamo al sindaco – scrive Rosita Gigantino – di prendere provvedimenti. Gioia è inadeguato e va rimosso, dobbiamo uscire dal fallace clima di ipocrita e malintesa tolleranza degli ultimi 20 anni». Le fa eco Davide Bruno, segretario cittadino del Pd: «Non è più il tempo di anatemi e apologie. Trovo fuori luogo le esternazioni di Gioia, nel rispetto di tutte le opinioni, la città non ha bisogno di rievocazioni anacronistiche e di parte, soprattutto da chi ricopre cariche istituzionali».
Chissà se un giorno, realmente, potremo lasciarci alle spalle ciò che è passato e cancellare definitivamente, senza inutili rievocazioni, uno dei periodi più bui della storia d’Italia. Perché si continua a parlare di antifascismo in assenza di fascismo. Intanto, ogni volta se ne parla, gli animi si surriscaldano.
Cappelli salva la maggioranza
La maggioranza consiliare la spunta sul Piao (Piano integrato di attività organizzazione), al cui interno sono previste le nuove assunzioni attraverso le graduatorie Asmel, per un solo voto....




