L’anno (scolastico) che verrà

Sembrerebbe di essere protagonisti di Aspettando Godot. È, invece, la realtà scolastica battipagliese, e non solo. Prima il 24, poi il 28 settembre fino ad arrivare al primo ottobre. Questo doppio spostamento ha provocato non pochi dissensi tra i genitori, soprattutto tra quelli delle scuole primarie e secondarie di primo grado. L’ulteriore rinvio, dovuto al mancato arrivo dei banchi monoposto e a problemi organizzativi, è stato accompagnato da commenti e lamentele soprattutto sui social. Abbiamo, perciò, sentito alcuni genitori per capire il loro stato d’animo alla vigilia dell’atteso inizio dell’anno scolastico.
«In questi giorni mi sono confrontata con diverse maestre e dirigenti – spiega Iolanda, mamma di due alunni della scuola Marconi – e, devo constatare, che l’impegno profuso per la riapertura è grande. Purtroppo il rinvio è da attribuire solo alle istituzioni. È stato un ulteriore colpo dover apprendere questa notizia. Noi genitori siamo già molto preoccupati, ma ciò che mi turba è la ripercussione psicologica che tutto questo sta avendo sui nostri figli». Qualche mamma racconta le lacrime dei piccoli, ormai increduli alla frase “Andrà tutto bene”, stanchi di non poter vivere la spensieratezza della propria età, con lo zainetto inutilmente pronto da giorni. «Negli occhi dei miei figli – continua Iolanda – leggo tristezza e disagio. Ciò che chiedo è perché, dopo mesi in cui si parlava di una ripartenza, ci sono questi ritardi? Perché i fondi non sono stati spesi diversamente? A rimetterci sono proprio i più piccoli».
Di sicuro sarà un anno scolastico singolare. Mancheranno la condivisione, il gruppo classe, le strette di mano e gli abbracci spontanei. Se tutto ciò è difficile da accettare per gli adulti, ancor di più per i piccoli con disabilità. A raccontarlo è Annalisa, mamma di due bambini frequentanti le scuole Salvemini e Gatto. «I miei figli vogliono tornare a scuola perché sentono la mancanza di maestre e amici, non nego che hanno subito un danno a livello formativo non indifferente eppure, se la scuola non è pronta per garantire a pieno la sicurezza dei nostri figli, allora preferisco così. Ciò che mi spaventa è come i bimbi con disabilità, ad esempio i piccoli autistici come mio figlio, potranno sostenere cinque ore fermi nei banchi, con la mascherina, costretti in attività non sempre per loro semplici. Mancheranno alcuni laboratori pratici, preziosa occasione per loro di esprimersi con creatività».
Tra gli intervistati non manca la voce di qualche papà, stanco dell’incertezza che inevitabilmente va a ripercuotersi sui ragazzi, ma anche sulla vita lavorativa degli adulti. «Per le famiglie in cui lavorano entrambi i genitori – esordisce Alessandro, padre di due bimbi frequentanti la scuola Sandro Penna – questi continui rinvii non fanno altro che causare problemi. Non è semplice doversi organizzare con i giorni di permesso e con gli orari di lavoro;  non è corretto che ci sia comunicato con brevissimo preavviso l’ennesimo rinvio dell’apertura della scuola. Spero almeno che venga realmente garantita la sicurezza e la serenità ai nostri figli».
Un inizio certamente non privo di problemi e polemiche. La speranza di tutti è che, per una volta, la scuola venga realmente messa al centro dell’azione delle istituzioni.

Benedetta Gambale

3 ottobre 2020 – © Riproduzione riservata

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