La rupofobia (di Annalinda Palladino)

La persona affetta da rupofobia è ossessionata dalla pulizia della casa, dedica ad essa molto più tempo del normale, o pulisce molto più a fondo e più spesso del necessario: disinfetta sempre e ovunque, magari non alza le tapparelle quando piove per non sporcare i vetri, o dopo un temporale li pulisce meticolosamente, fino all’ultimo alone. Il soggetto dedica anche molto tempo all’igiene personale: tipica di questa condizione è la spinta a lavarsi continuamente le mani (detta per questo anche sindrome di Pilato) e ad usare spesso detergenti e disinfettanti, tanto da lacerare il dorso delle mani. La rupofobia, per quanto possa sembrare solo una semplice “esagerazione“ comportamentale, è in realtà una fobia a tutti gli effetti, perché non si ferma al semplice gesto del pulire. Vi è infatti una vera e propria paura marcata e persistente, eccessiva o irragionevole dello sporco. La persona che soffre di fobia specifica, reagisce quasi sempre con una risposta ansiosa di fronte allo stimolo fobico. Questa risposta ansiosa a volte può prendere forma di attacco di panico  con sintomi organici ben precisi quali sudorazione profusa, crisi d’ansia ricorrenti, insonnia, dispnea, in alcuni casi anche forme depressive. Nella maggior parte dei casi la situazione fobica viene sistematicamente evitata, la persona indossa grembiuli, guanti, usa migliaia di salviettine, ha sempre con sé il disinfettante per le mani e, qualora entri in contatto son lo sporco, senza poterlo suo malgrado evitare, la situazione viene sopportata con intensa ansia o disagio. L’evitamento attivo, l’ansia anticipatoria o il disagio nella situazione fobica, interferiscono significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Tra i fattori causali, possiamo riscontrare la grande responsabilità che ha avuto l’educazione genitoriale. Spesso, infatti,  chi sente il bisogno di lavarsi troppo ha avuto un’educazione repressiva, ricevuta da genitori molto rigidi che hanno inculcato il concetto secondo cui ciò che è naturale (come il gioco, la sporcizia con cui si entra in contatto da bambini) sia qualcosa di sbagliato, da cui ripulirsi. Il messaggio che la persona riceve nell’infanzia è quindi anzitutto quello secondo cui il proprio mondo emotivo e istintuale sono “sporchi”, sbagliati: è necessario prima il dovere e poi il piacere, facendo passare in secondo piano quello che veramente il bambino, ovvero l’adulto di domani, vuole. Nella vita del rupofobico, le novità sono da temere ed evitare, i sensi di colpa sono sempre in agguato, non appena si accenna ad un pensiero di indipendenza dalla famiglia di origine. A causa del suo modo di pensare, il fobico è una persona insicura nell’affrontare la vita. Il rupofobico deve necessariamente pulire quello che ritiene sia in preda ai germi che lo potrebbero assalire. 

Chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo è assillato da pensieri e immagini disturbanti, come conseguenza, si ritrova a mettere in atto una serie di comportamenti (compulsioni) al fine di ridurre l’ansia. In alcuni casi questi comportamenti finiscono per occupare buona parte della giornata, oltre a causare un aumento nella frequenza di quegli stessi pensieri che la persona voleva evitare.
Il trattamento cognitivo comportamentale della rupofobia permette sia una riduzione repentina del sintomo, sia una ristrutturazione cognitiva dei pensieri distorti riguardo il senso del dovere, il proprio valore e senso di adeguatezza.

 27 marzo 2015 – © Riproduzione riservata

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