L’Alzheimer è una malattia pervasiva in quanto sottrae giorno dopo giorno la capacità di gestire la propria vita. All’inizio si tratta di piccole dimenticanze, della difficoltà a mantenere il filo del discorso, sbagliare strada o confondere i giorni. In seguito gli impegni quotidiani diventano grandi lavori, i pochi minuti percepiti come ore, la lettura dell’orologio un vero e proprio rebus, le piccole dimenticanze si trasformano in buchi neri e le azioni fatte mille volte, come cucinare un piatto di pasta, richiedono una concentrazione e uno sforzo immani per essere portate a termine con successo. Un malato di Alzheimer è come un grattacielo illuminato di sera con le luci che, piano piano, si spengono tutte, fino al buio totale.
L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa caratterizzata da un progressivo deterioramento cognitivo accompagnato da disturbi comportamentali e alterazioni di personalità. Nella quotidianità ciò si traduce in una impossibilità concreta ad affrontare in maniera autonoma gli impegni della vita quotidiana e nella necessità sempre più forte di avere qualcuno che se ne prenda cura. Si tratta di una malattia inguaribile portatrice di un declino progressivo e inarrestabile, ma non incurabile.
Curare una persona con una malattia progressivamente ingravescente significa rallentarne il peggioramento e migliorarne la qualità della vita. In ambito medico è ormai consolidato l’uso di farmaci che contrastano il decadimento cognitivo e che agiscono sui sintomi psichiatrici e i disturbi comportamentali.
Si sta diffondendo un altro prezioso alleato nella cura della malattia di Alzheimer: la stimolazione cognitiva. Tale intervento si basa sulla ri-attivazione delle abilità cognitive tramite veri e propri programmi di esercizio mirati al rallentamento del generale decadimento. È prevista inoltre l’acquisizione di strategie di compensazione che aiutano il malato di Alzheimer ad aggirare le difficoltà quotidiane e ne migliorano l’autonomia personale. Questa terapia ha un effetto positivo sulla qualità della vita del paziente e di chi se ne prende cura, determina un miglioramento nel tono dell’umore e una riduzione del carico gestionale da parte del famigliare.
La stimolazione cognitiva è un valido alleato al trattamento farmacologico nel cercare di mantenere accese il più a lungo possibile le luci del grande grattacielo che è il malato di Alzheimer.
Cappelli salva la maggioranza
La maggioranza consiliare la spunta sul Piao (Piano integrato di attività organizzazione), al cui interno sono previste le nuove assunzioni attraverso le graduatorie Asmel, per un solo voto....




