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La camomilla romana

di Simona Otranto
26 Gennaio 2024
in Articoli

[di Simona Otranto – erborista]

La camomilla romana (Chamae-melum nobile o Anthemis nobilis) è una pianta erbacea perenne appartenente alla grande famiglia delle Asteraceae. Conosciuta anche con i nomi di camomilla di Boemia e camomilla nobile, differisce per molti aspetti dalla camomilla matricaria o comune. Sono in effetti due piante diverse. Botanicamente presenta un rizoma da cui nascono fusti aerei molto corti e fusti fioriferi alti fino a 30 cm (50 cm in coltivazione). I fiori sono raggruppati in capolini vistosi di due/tre cm di diametro disposti singolarmente su lunghi peduncoli. La varietà coltivata “a fiori pieni” è tutta bianca. Al termine della fioritura i cosiddetti petali bianchi, che poi botanicamente soni i veri e propri fiori, si ripiegano all’indietro e il fiore prende la forma di una piccola cometa. Di “romano” ha solo il nome, è infatti una pianta originaria dell’Europa occidentale e dell’Africa settentrionale. In Italia non esiste spontanea: si ritrova in modo casuale, a bassa quota, sfuggita alle coltivazioni e naturalizzata. Per le sue proprietà aromatiche e officinali è ampiamente coltivata. La droga è costituita dai capolini fioriti, dall’intenso profumo di mela, raccolti tra luglio e agosto, al giusto tempo balsamico.

Questa pianta è conosciuta ed utilizzata dalla notte dei tempi. Le proprietà e le applicazioni tradizionali sono praticamente identiche a quelle della camomilla volgare. Si utilizza in quantità minore per la maggiore concentrazione dei principi attivi in essa contenuti, in particolare olio essenziale (contenente azulene), apigenina, sostanze amare. Ha un aroma decisamente più intenso che ne favorisce l’impiego nell’industrie dei vermouth e dei liquori. 

Possiede proprietà aromatiche, amaricanti, stimolanti, stomachiche, digestive, antispasmodiche, antinevralgiche, sedative, antiinfiammatorie. Si consiglia per piccoli problemi gastrici e digestivi ma anche per calmare il mal di testa e i dolori dovuti al ciclo. Risulta, in questi ultimi due casi, molto più efficace della “sorella” comune. 

Per uso cosmetico è possibile utilizzarla grazie alle spiccate proprietà schiarenti, lenitive, disarrossanti, calmanti. 

Trova impiego efficace anche nei suffumigi: l’essenza benefica sprigionata e diffusa attraverso i vapori caldi, è un toccasana per le vie aeree, per le corde vocali, per le mucose infiammate della gola. 

Come collutorio decongestiona le gengive irritate. Ottimo tonico per pelli delicate. L’infuso freddo, applicato sulle palpebre con l’ausilio di compresse di garza, ha effetto defaticante, decongestionante, sgonfiante, riposante. L’uso per via orale è sconsigliato in gravidanza per la capacità della pianta di stimolare le contrazioni uterine. Un tempo veniva utilizzata anche contro i calcoli renali e per confezionare clisteri.

27 gennaio 2024 – © riproduzione riservata

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