In quattro affondano Etica, Pd salvagente?
[di Carmine Landi]
Sedici anni dopo, cala il sipario su un simbolo che ha segnato un’epoca in città. In Consiglio comunale, Etica per il buon governo non esiste più. L’emorragia, stavolta, è emblematica: non si tratta solo d’una scissione interna alla maggioranza, ma della certificazione plastica della crisi d’un modello politico. E mentre la sindaca Cecilia Francese tenta di tenere insieme i cocci, il Consiglio comunale vacilla. E rischia la paralisi. Il primo segnale si è avuto l’8 luglio, quando, all’indomani dei fuochi in onore della patrona, i quattro consiglieri del gruppo — Gianluigi Farina, Maria Gabriella Nicastro, Giuseppe Lenza ed Elio Vicinanza — hanno protocollato un documento in cui annunciavano la costituzione di un nuovo soggetto politico: Battipaglia Futura. Una mossa che, al netto delle formule di circostanza, certifica una rottura profonda. Il nuovo gruppo, infatti, ha comunicato formalmente alla sindaca di non essere rappresentato in giunta. Una presa di distanza netta, costruita su un lessico tutto politico: i quattro parlano di “rallentamento amministrativo”, invocano un “cambio di passo”, denunciano l’inerzia su dossier chiave come il Puc, la manutenzione urbana, il servizio rifiuti, la sicurezza e il Piano di zona. Rompono con la sindaca, rompono col metodo. La questione, del resto, è cronica. Dal 2016, i vari consiglieri lamentano l’assenza di un reale coinvolgimento nei processi decisionali. Oggi la distanza tra i quattro e l’assessore Pietro Cerullo — espressione politica dell’ex gruppo di Etica — è divenuta insanabile.
Il malumore, mai sopito, è infine deflagrato in piena estate. Il 10 luglio, nella prima convocazione del Consiglio, è venuto meno il numero legale. L’annuncio ufficiale del nuovo gruppo, letto da Farina in aula, è stato seguito da un’uscita. Due giorni dopo, nella seconda convocazione, i numeri restano risicati: sono nove i consiglieri presenti in maggioranza. Il Pd resta fuori dall’aula. La rimanente minoranza si presenta quasi integralmente, ma non basta: le due variazioni di bilancio passano, ma il numero legale cade a metà seduta. È crisi. Nel frattempo, Etica per il buon governo reagisce. Il movimento, oggi rappresentato in aula solo dalla sindaca, accusa i transfughi d’aver tenuto all’oscuro il gruppo, definisce la scelta “poco motivata” e teme confusione a venti mesi dall’elezioni. Il documento è lungo, colmo di livore: si parla di “errore gravissimo”, si definisce la rottura “un’offesa a una comunità politica”, si accusa una consigliera — mai citata ma facilmente identificabile — di “populismo imbarazzante”, “rancore” e “scarsa cultura istituzionale”. Dall’opposizione, Maurizio Mirra, di Civica Mente, va oltre e insinua il sospetto di un accordo: «L’assenza del Pd ha favorito l’amministrazione. Se la minoranza fosse stata al completo, i provvedimenti non sarebbero passati». Anna Raviele, segretaria del Pd, non ci sta: «Noi stampella? Accuse infondate. Siamo contro quest’amministrazione da tempo. Quando c’è una crisi, si lascia la maggioranza alla sua crisi, non si va a reggere il numero». Nel frattempo, a Palazzo di Città, si moltiplicano le riunioni riservate. Si cerca una mediazione, ma la frattura è profonda. Battipaglia Futura chiede discontinuità. Se in Consiglio comunale non c’è più Etica, resta la sindaca. Ma resta sempre più sola.
19 luglio 2025 – © riproduzione riservata






