Il provino (tratto da una storia vera) | Stefania Battista

Avevo indossato un tailleur bianco di lino. Il modello l’avevo disegnato io. Giacca corta con scollo a cuore. Gonna a tubino. Sotto un top in seta. Era l’estate dei miei 22 anni. Emozionata da morire avevo deciso di mettermi alla prova. Andavo ancora all’università, ma invece di scegliere la facoltà che avrei voluto, allora unica in Italia e lontana da casa, scelsi di seguire Giurisprudenza. Ma la mia passione era un’altra. Dalla seconda elementare. Da quando avevo imparato a tenere in mano una penna e a leggere e scrivere sapevo che non avrei voluto fare nient’altro. Mi sentivo giornalista. Nell’animo e nel cuore. Così, mi presentai al provino in radio. Il vestito serviva a darmi coraggio, a farmi sentire più grande. Mi accolsero con simpatia, ma anche piuttosto scettici. Ero una ragazzina che tentava di sembrare più grande. Il direttore mi disse con aria seria: “Ora ti faremo un provino. Ti daremo da leggere qualche notizia. Prova. Quando sei stanca ti fermi”. 
Entrammo nella sala di registrazione. Io da una parte col cuore che batteva a mille. Il regista che regolava gli strumenti al di là del vetro. In sala con me, con enormi cuffie sulle orecchie il direttore e il vice. 
A incutermi più timore era il vicedirettore. Un uomo con gli occhiali, i baffi ed un’aria severa. Mi guardava un po’ torvo o così mi pareva. Era la prima volta che mettevo le cuffie e avevo davanti un microfono. Ma decisi che se volevo mettermi alla prova quello era il giorno. Se avessi fallito non avrei avuto nulla da rimproverarmi. Mi diedero una decina di fogli con le notizie del radiogiornale appena andato in onda. “Ora leggile. – mi disse il direttore – se sbagli non preoccuparti. Ti fermi e riprovi”. Guardai i foglietti, il microfono ed il tecnico in regia. Mi arrivò una voce in cuffia che diceva: “Prova a dire qualcosa. Regoliamo il microfono”. Tremante dissi: “Uno, due tre…prova…”. “Alza un po’ la voce – disse il tecnico- e parti al mio via”. Un cenno da dietro il vetro e il mio cuore arrivò a mille. Ma ero lì. Dovevo provare. Inventai un saluto di benvenuto al volo. E iniziai così: “Un cordiale saluto ai nostri radioascoltatori. Benvenuti all’edizione delle 8 di Salerno Sera”. Dopo le prime parole dette con voce leggermente tremante presi coraggio. Una ad una lessi le notizie del giorno. Fino alla fine. Senza fermarmi. Sport compreso, cercando di non sbagliare nomi e punteggi”. Terminato di leggere posai le cuffie e sollevai lo sguardo. Un attimo di paralizzante silenzio. Poi nella sala partì un applauso e il direttore urlò: “Abbiamo trovato una nuova voce!”.

13 febbraio 2021 – © Riproduzione riservata

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