Il nuovo ospedale Santa Maria della Speranza
[di Carmine Landi]

Una piastra, un cuore di cemento e due torri. Si presenterà così il nuovo ospedale di Battipaglia, finalmente visibile nella voluminosa pila d’elaborati progettuali che i tecnici dell’Asl di Salerno, guidati dall’ingegnere Luigi Di Maio, hanno trasmesso a Palazzo di Città. Nei disegni e nelle relazioni dei progettisti della Manens di Padova, c’è molto più d’un semplice edificio: il futuro Santa Maria della Speranza sarà un sistema articolato che s’innesterà parzialmente sul quartier generale esistente, lo trasformerà e ne ridefinirà funzioni, accessi e logiche di utilizzo.
Il nuovo ospedale di Battipaglia è progettato secondo uno schema preciso: una piastra sanitaria destinata alle funzioni ad alta intensità di cura, un corpo centrale di collegamento e smistamento dei flussi e due corpi di degenza multipiano — identificati come torre A e torre B — che ospitano i reparti. È da questa struttura che si comprendono tutte le scelte successive, delineate nel progetto di fattibilità tecnico-economica, firmato pure dalle matite milanesi di AGM Project Consulting, da quelle romane di Project Building Art e Citygov Engineering e dalle avellinesi di Zigarella. La piastra ingloba le attività più complesse e tempo-dipendenti. Al piano terra si collocano il pronto soccorso, la diagnostica per immagini e l’endoscopia. Il pronto soccorso è organizzato con triage, aree di emergenza, osservazione breve e percorsi separati, ed è direttamente connesso alle apparecchiature diagnostiche — tac, risonanza, radiologia — in modo da ridurre al minimo gli spostamenti.
Al primo piano della piastra si trovano invece il blocco operatorio e la terapia intensiva. Il blocco operatorio comprende più sale — tra cui una per le emergenze, una configurabile come ibrida e una per emodinamica — mentre la terapia intensiva dispone di 8 posti letto, di cui uno in isolamento. La collocazione sullo stesso asse verticale del pronto soccorso è una scelta funzionale: consente il trasferimento rapido del paziente tra emergenza, sala operatoria e rianimazione. Le torri, connesse al corpo centrale dalla “main street”, ospitano le degenze, ma non secondo uno schema indistinto. Al piano terra della torre A si trovano la psichiatria, con 12 posti letto, e un’area medica. Nella torre B, allo stesso livello, sono collocati il centro prelievi, l’area donatori e il poliambulatorio, con circa 20 ambulatori, in posizione facilmente accessibile per l’utenza esterna. Al primo piano, la torre A ospita la cardiologia — con 10 posti letto — e la chirurgia, in collegamento diretto con il blocco operatorio. Nella torre B si trovano ulteriori degenze chirurgiche. Il secondo piano è interamente dedicato all’area materno-infantile, definita nel progetto come “ospedale della mamma e del bambino”. Nella torre A sono collocati l’ostetricia e il blocco parto, con sale travaglio e sala cesarei, oltre a un pronto soccorso ostetrico collegato sia al pronto soccorso generale sia a un accesso diretto dedicato. Nella torre B si trovano la pediatria, la neonatologia e la terapia intensiva neonatale, oltre al nido. I livelli superiori delle torri sono destinati a ulteriori degenze di medicina, chirurgia e altre specialità.
Sotto l’intero complesso si sviluppa il livello interrato, destinato alle funzioni logistiche e impiantistiche. Sempre a questo livello è previsto il collegamento con l’ospedale esistente attraverso un tunnel, elemento centrale del progetto. Ed è proprio il rapporto con l’attuale presidio uno degli aspetti più rilevanti. Il nuovo ospedale non comporta la totale dismissione della struttura esistente, ma una sua rifunzionalizzazione. Le principali attività clinico-assistenziali saranno trasferite nel nuovo edificio, mentre nella struttura attuale resteranno alcune funzioni di supporto e servizio: morgue, sterilizzazione, cucina e laboratori di analisi. Il collegamento sotterraneo garantisce la continuità operativa tra le due strutture.
Prima ancora della costruzione, però, il progetto prevede una trasformazione dell’area. La relazione individua con precisione i manufatti da demolire: il Profagri, un capannone dismesso, un alloggio per il custode abbandonato, un deposito attrezzi, le serre e un torrino piezometrico. Il progetto interviene anche sulla viabilità. Via don Minzoni viene adeguata e resa a doppio senso nel tratto tra via Adriatico e la rotatoria sulla Statale 18, con interventi anche sull’innesto in rotatoria. La diramazione verso via Vercelli viene allargata di circa 1,50 metri e anch’essa portata a doppio senso, con la realizzazione di un nuovo marciapiede. Gli accessi al nuovo ospedale sono distinti per funzione. Le ambulanze entrano dalla viabilità interna dell’ospedale esistente e, attraverso una rampa di circa 35 metri, raggiungono la quota del nuovo edificio, con uscita su via Adriatico. I visitatori accedono da via Vercelli, dove sono previsti punti di drop-off, parcheggi esterni e collegamenti pedonali. Per il pronto soccorso sono previsti stalli dedicati per gli accompagnatori. Il personale dispone di un’area di sosta riservata, con circa 370 posti, accessibile da via don Minzoni. Le attività logistiche e i percorsi dello “sporco” utilizzano accessi separati, in particolare da via Adriatico. Anche i percorsi interni sono organizzati in modo distinto: pazienti e personale sanitario, utenti esterni, merci e personale dei servizi seguono circuiti separati, con l’obiettivo di ridurre interferenze e migliorare la sicurezza.
Nel complesso, il nuovo ospedale costerà 120 milioni di euro, già finanziati. Il progetto sarà inserito in una proposta deliberativa di presa d’atto che i tecnici del Comune, diretti dall’ingegnere capo Carmine Salerno, presenteranno al Consiglio comunale: si tratta di una riconfigurazione del sistema sanitario locale, che ridefinisce il rapporto tra nuovo ed esistente, modifica la struttura dei reparti, separa i percorsi e interviene in modo significativo anche sull’organizzazione della viabilità. La costruzione è solo una parte del processo. L’altra, più complessa, sarà rendere efficiente il sistema progettato, ma anche profondamente diverso da quello attuale. E per quello non basta il cemento, occorrono le persone.
28 marzo 2026 – © riproduzione riservata





